"Secondo il dizionario, principio immateriale della vita degli esseri viventi; mentre, sempre secondo il dizionario, la vita risulta essere la forza attiva propria degli esseri animali e vegetali in virtù della quale, oltre che muoversi, nutrirsi, assimilare e quant'altro, sono anche in grado di riprodursi sotto forme sempre uguali. Fra anima e vita corre dunque un rapporto di reciproca dipendenza il quale tuttavia non risulta indispensabile alla vita né animale né vegetale né altra, in quanto l'anima è alloggiata esclusivamente nella specie umana, sottospecie della famiglia dei mammiferi, eppure non tutti i mammiferi dispongono di anima esattamente come non ne dispongono altri vertebrati [...]
Se ne deduce che l'anima è un organismo non soltanto invisibile, inodore, asonoro, impalpabile e insipido, ma anche razzista
E' nondimeno studiata da apposite discipline e amministrata da specifiche istituzioni quali filosofie e psicologie da una parte, chiese e manicomi dall'altra, per non citare che le più appariscenti; e partecipa per estensione a tutte le attività umane, dalla riproduzione della specie alla guerra, nonché a quelle più squisitamente sociali, dalla politica ai tribunali, senza che le sia concesso dire bah.
L'anima infatti, essendo immateriale, non può parlare e neanche e tanto meno mordere"
(Alice Ceresa, Piccolo dizionario dell'inuguaglianza femminile)
venerdì 29 febbraio 2008
giovedì 28 febbraio 2008
Simple things
Ieri sono stata bene. Ho cucinato, chiacchierato, mi sono sentita leggera- ho bisogno di sere così, del concerto di oggi, degli impegni di domani, di sabato. Di un altro pezzetto d'inverno che va via in un battito d'occhi. Ho bisogno di gioia- per sconfiggere questi attimi di tristezza sparsi come schegge di vetro. Ho bisogno di persone, anche- e non di una persona sola, per fortuna. E credo poco a chi rinuncia sempre, a chi non sa divertirsi, a chi prende la vita come un cilicio, a chi non sa vedere. A chi non sa stare bene- da solo e con gli altri.
(e voglio quel libro con la copertina rosa che Elena leggeva qualche giorno fa)
PS questa vicenda mi turba parecchio fin dal suo inizio e spero si risolva, finalmente. Anche se nulla lascia ben sperare.
(e voglio quel libro con la copertina rosa che Elena leggeva qualche giorno fa)
PS questa vicenda mi turba parecchio fin dal suo inizio e spero si risolva, finalmente. Anche se nulla lascia ben sperare.
mercoledì 27 febbraio 2008
Città
Mi piace stare qui, uscire la mattina e camminare fino a piazza Buonarroti, guardare dentro alla casa di riposo per musicisti, incrociare poche persone e sbirciare nei portoni. A Milano ci sono un sacco di piccoli giardini- ma bisogna un po' andarseli a cercare: stare con gli occhi vigili e i sensi all'erta, sapersi perdere un po' perché tanto è semplice ritrovarsi. La città è piccola e io imparo pian piano a conoscerla; mi piace il liberty sparso qua e là, che si mischia con i palazzi austeri e squadrati. Mi piacciono i giardini di Palestro e l'ingresso del Sempione dietro all'Arco della Pace. Mi piace passeggiare per questa città piana, così diversa dalle salite e discese a cui sono abituata; mi piace perché è un posto di sorprese- di brutture che lasciano senza fiato e di angoli stupendi tutti da conquistare. Mi piacciono i due palazzoni di Piazza Piemonte- che fanno la guardia su viale Washington, mi piace guardare le terrazze e i giardini sospesi. Mi piace andare alla libreria Cortina e sbirciare l'ingresso della Statale, mi piacciono le strade intorno a Porta Romana; mi piacciono le zone lussuose, perché non le trovo pacchiane. Mi piacciono le case di ringhiera, le stradine dell'Isola e i fiori sui balconcini di Brera. Mi piace poco tutto il cemento- per me che sono abituata ad avere alberi intorno e polline ovunque; detesto l'aria molto più schifosa di quella di Roma- che mi fa lacrimare gli occhi e pizzicare il naso. Mi annichilisce lo squallore di certi quartieri nemmeno troppo periferici, il fatto che non ci siano zone a traffico limitato, le troppe brutte facce che vedo in giro, questa orribile zona in cui lavoro. A Milano si cammina molto più piano che a Roma, c'è una quantità assurda di sputi sui marciapiede e ho imparato a stare attenta quando torno a casa la sera (forse ero una perfetta incosciente- ma non mi sono mai posta il problema del pericolo. Qui sì)
martedì 26 febbraio 2008
...
Oggi è un giorno da musica di Tom Waits- per dissipareaddensare quella lieve malinconia che mi porto dietro. Mi fanno più paura le persone che conosco da una vita che i perfetti sconosciuti- perché a volte scopri aspetti spaventosi che fino a un certo momento sono rimasti nascosti e il senso di tradimento è più doloroso di uno schiaffo in faccia. Forse la cieca sono io o forse alcuni portano benissimo una maschera che poi cade all'improvviso; di sicuro, in momenti simili, ho voglia di chiudermi in me stessa e non lasciar trapelare il minimo spiraglio. Poi pian piano passa- perché, comunque sia bisogna andare avanti- ma mi ritrovo con un pizzico di diffidenza in più, da aggiungere a questo mio miscuglio interiore.
(Oggi sono un po' triste e avrò bisogno di tutti i farmaci che conosco per ritrovare un sorriso: il libro scemo, la pizza stasera, questo maglione caldo e avvolgente come un abbraccio. Scrivere, ascoltare musica, pensare a tutto il bello che c'è)
(Oggi sono un po' triste e avrò bisogno di tutti i farmaci che conosco per ritrovare un sorriso: il libro scemo, la pizza stasera, questo maglione caldo e avvolgente come un abbraccio. Scrivere, ascoltare musica, pensare a tutto il bello che c'è)
lunedì 25 febbraio 2008
Monday
C'è una nebbia fitta qui- una sopresa all'uscita della metropolitana, aria umida che mi arriccia i capelli e attenta all'umore precario del lunedì mattina. E però mi porto nella borsa le cose belle del finesettimana: il film dei Coen aspettando la sala stracolma e invece eravamo in quattro gatti, la cena improvvisata da Elena (grazie!), la mostra di Baj alla fondazione Marconi e che allegria quelle damine di passamaneria e legno, quei colori e quei materiali sulle pareti bianche. E la spesa in due, le scatole di Muji, la Feltrinelli affollatissima per Pennac, la cena giapponese, le pulizie chiacchierando, il treno e la polenta, Como di pomeriggio. Il mio primo libro di McCarthy che non sarà di certo l'ultimo, i cortili pieni di piante da scoprire, il palazzo liberty bellissimo in via Malpighi, la faccia meravigliosa di Tommy Lee Jones e quella veramente inquietante di Javier Bardem in "Non è un paese per vecchi", quei paesaggi sterminati e ariosi, gli Oscar per una volta condivisibili, gli impegni della settimana. E' lunedì- ma non lo sento.
venerdì 22 febbraio 2008
Good Day
Mi sono svegliata con calma e naturalezza, ho fatto due chiacchiere a colazione con Marilù, ho pulito casa e ora sto qui con i capelli umidi e il libro da studiare e un articolo da leggere e questa luce tenue che entra dalla finestra aperta. La musica a volume basso, la posta di lavoro da controllare, questo odore buono che avvolge ogni cosa. Stasera il film dei Coen, sperando di non sbagliare cinema- e domani Pennac alla Feltrinelli: comincia bene, il finesettimana.
giovedì 21 febbraio 2008
Duende
"Il duende di cui parlo, oscuro e trepidante, è un discendente di quell'allegrissimo demone di Socrate, marmo e sale, che lo graffiò indignato il giorno in cui bevve la cicuta, e dell'altro malinconico diavoletto di Cartesio, piccolo come una mandorla verde, il quale, stufo di cerchi e di linee, andava per canali per sentir cantare i grandi marinai indistinti.
[...]
Per cercare il duende non c'è né mappa né esercizio. Si sa solo che brucia il sangue come un tropico di vetri, che estenua, che respinge tutta la dolce geometria appresa, che rompe gli stili, che si appoggia al dolore umano inconsolabile, che fa sì che Goya, maestro dei grigi, degli argenti e dei rosa della miglior pittura inglese, dipinga con le ginocchia e i pugni con orribili neri bitume" (Federico Garcìa Lorca- Teoria e gioco del duende)
(Mi sento molto quieta come se- ammesso che io sia provvista di duende- questo fosse in letargo. Mi basta leggere e dormire senza sogni)
[...]
Per cercare il duende non c'è né mappa né esercizio. Si sa solo che brucia il sangue come un tropico di vetri, che estenua, che respinge tutta la dolce geometria appresa, che rompe gli stili, che si appoggia al dolore umano inconsolabile, che fa sì che Goya, maestro dei grigi, degli argenti e dei rosa della miglior pittura inglese, dipinga con le ginocchia e i pugni con orribili neri bitume" (Federico Garcìa Lorca- Teoria e gioco del duende)
(Mi sento molto quieta come se- ammesso che io sia provvista di duende- questo fosse in letargo. Mi basta leggere e dormire senza sogni)
mercoledì 20 febbraio 2008
Le Parole Sono Importanti
Io amo le parole. Mi piace leggere il dizionario e imparare, adoro gli scrittori che sanno giocare con la lingua e anche inventarne una, mi irrita l'uso di un termine sbagliato, l'incuria con cui vengono gettate in faccia agli altri parole pesanti- perché le parole hanno loro peso (e, se vogliamo essere nabokoviani, anche un colore). Ci sono parole leggerissime e parole come pietre, parole buone per un giorno, parole cattive sempre. Ci sono parole preferite e parole odiate- non saprei dire le mie, non in italiano almeno: sono troppe e cambiano a seconda dell'umore. (in inglese mi piace molto fulfilment- per esempio. In francese chuchoter e in russo mir- a prescindere dai loro significati, così, per il suono. La prima è una parola azzurra, la seconda rosa cipria e la terza arancione). E voi? Voi ce le avete le parole preferite?
martedì 19 febbraio 2008
Due
Uno: "Guai a quei tempi in cui l'arte non rende malsicura la terra e davanti all'abisso che separa l'artista dall'uomo vengono le vertigini all'artista e non all'uomo" (Karl Kraus- Detti e contraddetti)
Due: ha appena aperto l'outlet del libro. Magari è una fregatura, ma io un giro me lo farei volentieri- per vedere di cosa si tratta.
PS ciao Alain
Due: ha appena aperto l'outlet del libro. Magari è una fregatura, ma io un giro me lo farei volentieri- per vedere di cosa si tratta.
PS ciao Alain
lunedì 18 febbraio 2008
Lontano
Io Basilea l'ho sempre vista col sole- e anche stavolta, all'arrivo c'era un cielo blu e quel vento gelido che arriva dai monti. Io Basilea l'ho sempre amata- e anche stavolta, con quelle strade linde andando verso Riehen, con il centro stracolmo di gente e i tram e le luci allegre. E poi c'è stata la mostra sull'Action Painting: una sala per Pollock, le tele enormi di Clyfford Still, i quadri meravigliosi del mio amato Arshile Gorky, le figurine magiche di Wols e tantissime altre cose. Le sale della permanente della Beyeler senza Rothko ma con una splendida tela di Barnett Newman e qualche Bacon mai visto. Arriviamo al Kunstmuseum poco prima dell'apertura e ci salutano i neon di Dan Flavin- e le foto di Andreas Gursky sono splendide, decisamente superiori a qualsiasi aspettativa. Enormi che ti pare di entrarci dentro per confondersi con tutte le figurine immobili eppure in movimento- così magiche da sembrare porte per un altro mondo.
Ci resta tempo per andare a vedere "Il petroliere" con un Daniel Day Lewis talmente bravo da essere spaventoso e un attore giovane e inquietante che gli tiene perfettamente testa; per mangiare bretzel e bere caffellatte in un bar bellissimo. Per prendere un treno perfetto, sabato, che ci porta a Losanna in pochissimo tempo e possiamo dedicare la nostra serata a "Sweeney Todd"- ennesima delusione di questa stagione cinematografica (a parte Helena Bonham Carter: lei è perfetta. Bellissima, adatta a quei costumi e a quel trucco, con una voce stupenda) e a una cena in un vecchio caffè. E domenica, chiudo in bellezza con la mostra di foto di Edward Steichen e le quasi quattro ore di viaggio passano rapide e sono contenta di tornare a casa- così piena e con il sorriso.
Ci resta tempo per andare a vedere "Il petroliere" con un Daniel Day Lewis talmente bravo da essere spaventoso e un attore giovane e inquietante che gli tiene perfettamente testa; per mangiare bretzel e bere caffellatte in un bar bellissimo. Per prendere un treno perfetto, sabato, che ci porta a Losanna in pochissimo tempo e possiamo dedicare la nostra serata a "Sweeney Todd"- ennesima delusione di questa stagione cinematografica (a parte Helena Bonham Carter: lei è perfetta. Bellissima, adatta a quei costumi e a quel trucco, con una voce stupenda) e a una cena in un vecchio caffè. E domenica, chiudo in bellezza con la mostra di foto di Edward Steichen e le quasi quattro ore di viaggio passano rapide e sono contenta di tornare a casa- così piena e con il sorriso.
giovedì 14 febbraio 2008
Due cosine sul cinema
Mai vista una fila simile davanti all'Apollo- che di solito è semivuoto; il cassiere si stupisce quando chiediamo la seconda fila, il pubblico rumoreggia e conversa come se stesse nel salotto di casa propria. "Caos calmo" è un film bruttino tratto da un libro pretenzioso- quindi nessuna sorpresa: regia piatta, attori così così, storia impietosamente tagliata e questa famosa scena di sesso che ha indignato la Cei (evidentemente non hanno nulla di meglio da fare. Evidentemente non hanno visto Lussuria) accolta con risolini isterici e trepidazione. Ora. Io avrei preferito non vedere le chiappe di Nanni Moretti e la Ferrari fa abbastanza paura per l'improvviso allargamento simultaneo di labbra, polpacci e girovita. Ma a parte questo, è una scena inutile- perché, nel film, priva del senso che aveva nel libro e piuttosto brutta; niente di così scandaloso, niente che potrebbe scandalizzare una persona normale che non abbia passato la propria vita nel convento delle Orsoline. E però, basta così poco per riempire all'inverosimile una sala cinematografica- e i commenti a fine proiezione erano a dir poco entusiasti per un film al massimo mediocre. Lo so che non dovrei stupirmi, eppure.
(io domattina all'alba parto per Basilea e oltre alle due mostre spero di vedere il film di Tim Burton. Confido in lui per risollevare quel lieve sconforto che mi prende ogni volta che esco dal cinema sfiduciata. Buon fine settimana a tutti, nel frattempo)
(io domattina all'alba parto per Basilea e oltre alle due mostre spero di vedere il film di Tim Burton. Confido in lui per risollevare quel lieve sconforto che mi prende ogni volta che esco dal cinema sfiduciata. Buon fine settimana a tutti, nel frattempo)
mercoledì 13 febbraio 2008
Dipendenze
Posso stare senza mangiare, senza dormire e anche senza sigarette- volendo. Ma non posso rinunciare ai libri: sono purtroppo incapace di uscire da una libreria a mani vuote. Non resisto a sconti, offerte, cose di seconda mano; il Libraccio per me è un paradiso- soprattutto quello di viale Vittorio Veneto dove ieri siamo entrati "per dare un'occhiata" e siamo usciti con due sacchetti pieni di libri. I libri non scadono. I libri chiamano ed è giusto che stiano sullo scaffale di casa fino al momento esatto in cui si deve leggerli. Spero sempre che i libri amati finiscano nelle mani di chi sia in grado di capirli e apprezzarli; mi piace regalare libri e amo quando li regalano a me. Per questo la mia stanza dei libri a Roma è stracolma e dovrò aggiungere nuovi scaffali e qui a Milano abbiamo libri ovunque (ma non è colpa nostra: abitiamo vicine a una Feltrinelli e a una Mondadori aperta tutti i giorni fino a mezzanotte. Non è colpa nostra, no no no). Mi fanno tanta tristezza le case in cui non c'è nulla da leggere.
lunedì 11 febbraio 2008
Ritorno
Strano chiudere tutte le finestre e controllare il gas e lo scaldabagno, lasciare le istruzioni per la signora che verrà a pulire, guardare tutti i libri che rimarranno abbandonati. Salutare il portiere che ogni volta mi domanda stupito: Ma come, riparte ancora? Ormai, quattro ore e mezza di treno sono diventate come un tragitto in autobus un po'più lungo- e però stavolta penso con rammarico che stanno già fiorendo tutti gli alberi e mi perderò quei pochi, magici giorni in cui la strada sembra avvolta da una nuvola rosa e il primo sole sulle panchine del parco guardando Roma dall'alto. Ho passato momenti molto belli-di vicinanza con le persone care, di pomeriggi a passeggiare per il rione Monti, del mio ristorante giapponese preferito a via Ostiense. Di ore con me stessa, sul mio divano a leggere; di idee per abbellire casa (quando tornerò, se avrò ancora voglia e due soldi da parte), di avventure notturne e locali che non conosco perché hanno appena aperto. Qui Marilù ha fatto una piccola e miracolosa rivoluzione- ed è solo l'inizio; qui ho qualche seccatura che spero di risolvere presto e in maniera indolore. Qui si sta qualche giorno e poi si riparte, per tornare e fermarsi e andare via di nuovo; non mi lagno, non mi annoio.
venerdì 8 febbraio 2008
Ancora
Giornate limpide e primaverili e non posso non guardare fuori dal tram che attraversa tutta Roma: i palazzi belli dei Parioli, gli alberi ancora indecisi del quartiere Trieste, i graffiti di San Lorenzo, le rovine di Porta Maggiore. Santa Croce in Gerusalemme e San Giovanni che sembrano ritagliate e incollate contro il cielo, la vita brulicante e il silenzio del Celio, il Colosseo impossibile da non guardare, la Piramide che ogni volta mi fa sobbalzare. Via Ostiense con le costruzioni ammonticchiate e i mercati generali abbandonati, la Basilica di San Paolo e questa università nuova e bella così diversa da quella in cui ho studiato io. Tornando, faccio un lungo pezzo a piedi e mi pare di stare in un film a velocità doppia e il pomeriggio io e Manuela esploriamo le strade di San Lorenzo, che non assomigliano alle stesse strade di notte e andiamo alla Fabbrica di cioccolato- un posto uscito dalle fiabe- e poi diventa sera mentre chiacchieriamo al bar con Fabrizio e le torri della stazione sembrano dipinte da Sironi e camminiamo ancora fino al Rione Monti e poi per tutta la sera e torno a casa tardissimo, senza orari, senza preoccupazioni. Già una settimana qui, volata via e l'ultima riunione di lavoro stasera e poi la cena con gli altri e poi il weekend e questo profumo di mela e cannella e questo sole e ogni cosa sembra di nuovo possibile a Roma. Non penso al ritorno.
mercoledì 6 febbraio 2008
Sera
Se dovessi descrivere minuziosamente questi giorni romani, non mi basterebbe un quaderno intero. Vado a dormire stanca e sorridente e mi sveglio almeno otto ore dopo- con una faccia da manikineko sorridente. Parlo tanto- al telefono con Massimo facendogli compagnia mentre torna a casa dopo l'ospedale, con Elisa lontana che sento vicina, con Manuela la mattina presto e nessuna delle due lavora. Cammino tanto, per queste strade in salita e discesa e pare già primavera- come oggi che con Nadia si stava sedute a un tavolino all'aperto a parlare di libri e io nella borsa avevo tanti regali belli e pure un pezzo di ricotta infornata arrivato dalla Sicilia. Penso- cose sparse e al film di ieri, "The Savages", visto in inglese al Nuovo Sacher che ha reso me e Luca contenti e un po' malinconici. Ai libri che leggo: niente di memorabile, a parte le lezioni di Foucault che centellino come regali preziosi per quando ho un attimo solo mio. A tutto quello che ancora ho da fare nei miei giorni romani; alle persone che sono regali, allo spazio bellissimo della galleria Gagosian (anche se quei quadri di Twombly mi hanno messo addosso il magone), alla musica. Mi preoccupo appena di quel che sarà mentre stendo il bucato, ma poi c'è il sole e un cielo estivo e ogni cosa risplende e ricaccio quegli scampoli di ansia in un cassetto lontano perché non rovinino momenti così.
lunedì 4 febbraio 2008
Casa
Il cielo blu trasparente che non ho mai visto altrove e poi la pioggia terribile, la cena da Leo e le chiacchiere con Manuela fino alle tre del mattino. Strade vuote del sabato e piazza Navona che si riempie di persone, meno turisti del solito, la libreria piena e l'ora abbondante a parlare di Morte a credito che ci lascia una grande soddisfazione. Libri nuovi nella borsa, pizza al solito posto e gli occhi che si chiudono mentre guardo il Tevere; il silenzio di casa che pare di stare in campagna,. Pioggia, pioggia, pioggia, sushi, sonno, il quartiere Coppedè, le strade che conosco a memoria, un lunedì che pare venerdì, nuova collocazione dei libri- devo aggiungere un pezzo di libreria. Gli anormali di Foucault sottolineato a matita, il cappuccino a Campo dei Fiori quando è ancora vivibile, chiacchiere fra amiche, la strada del ritorno quasi tutta a piedi, sonno, mille cose da fare, musica nuova e tornare ogni volta è come non essere mai andata via.
Il legno del mio tavolo sotto le dita, la finestra aperta per ascoltare il silenzio della sera.
Il legno del mio tavolo sotto le dita, la finestra aperta per ascoltare il silenzio della sera.
domenica 3 febbraio 2008
Domenica
"E un'esile gioia vacillante, pinguina,
la mia gioia contumace, assopita dai morbi e dai lutti,
si sveglia, sorride, si inebria, si adombra, si strugge,
la mia gioia dignitosa in bombetta e marsina" (Angelo Maria Ripellino, Sinfonietta)
la mia gioia contumace, assopita dai morbi e dai lutti,
si sveglia, sorride, si inebria, si adombra, si strugge,
la mia gioia dignitosa in bombetta e marsina" (Angelo Maria Ripellino, Sinfonietta)
venerdì 1 febbraio 2008
Convinti Che Fosse Un Gioco A Cui Avremmo Giocato Poco
E invece eccoci alla sesta stagione.
Domani alle 19 saremo alla solita Libreria Croce di Roma a parlare di "Morte a credito" di Céline.
Se me lo avessero detto anni fa, non ci avrei mai creduto.
Domani alle 19 saremo alla solita Libreria Croce di Roma a parlare di "Morte a credito" di Céline.
Se me lo avessero detto anni fa, non ci avrei mai creduto.
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