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lunedì 26 gennaio 2009

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Ricomincio a fare cose normali che avevo tralasciato: leggere libri, per esempio. Mi accoccolo sul divano da lettura e le ore passano senza che me ne accorga e mi chiedo perplessa come faccio, a volte, a vivere senza. Guardo film, dopo un periodo lunghissimo- non sono sempre pienamente soddisfatta di quel che vedo (perché sprecare una storia potenzialmente interessante per farne qualcosa di piatto e banale?), ma  a volte mi sorprendo di quanto favole a lieto fine e vicende che lasciano l'amaro in bocca nella loro delicatezza possano ancora piacermi.
Passo sere a far nulla se non parlare- mentre fuori piove e io sbaglio l'indirizzo del ristorante provocando le risate della mia omonima e mi creo un sabato quieto con Anna fino a tardi a raccontarci (perché nonostante venti anni di amicizia, ci sono ancora tante cose di noi da dire). Mi risollevo come posso, perché mi piace sempre meno stare qui- a fare un lavoro schifoso, a combattere con la troppa cialtroneria e disorganizzazione che non mi sono mai appartenute e che adesso mi fanno venire l'orticaria.
A contare i giorni di separazione e ripetermi che sabato arriverà presto- e sarà bellissimo ed emozionante aspettarlo in stazione e avere due giorni tutti per noi.

mercoledì 5 novembre 2008

La Giusta Distanza

Poi così, fa freddo, ho qualche momento no (più di qualche), non ho ancora capito se vorrei partire o restare. Invece domenica parto e Betta ha già prenotato il treno così per una volta non faccio il viaggio da sola con le cuffie nelle orecchie da Milano a Roma. Mi passano i giorni e non me ne accorgo tanto- se non fosse perché guardo l'agenda per ricordarmi le cose da fare e invece poi me le dimentico lo stesso. Ho ricevuto due libri in regalo nel giro di pochissimo, da due persone diverse- ed è una cosa che mi fa felice perché in pochi mi regalano libri (grazie Silvia, grazie Stella). Ho passato un pomeriggio bello davanti a un camino in una casa dove avrei voluto ficcare il naso in ogni scatola, in ogni catalogo. C'è un'umidità tale che lisciarsi i capelli è inutile e mi piacerebbe avere un paio di stivali di gomma con cui saltare dentro alle pozzanghere- ma poi non ci andrei mai in giro. Oggi sono andata a vedere il film sulla Banda Baader- Meinhof che mi ha un po' deluso, soprattutto alla fine: va bene che non si possono riassumere dieci anni in due ore e mezza, ma semplificare così tanto è irritante (poi mi sono accorta che è uscito questo- ed è un gran bene se a qualcuno frega qualcosa dei Joy Division. A me sì e infatti lo vidi, a suo tempo, cantando le canzoni ed emozionandomi sempre per le stesse parole).
Mi sono vista in un ritratto ed è stata una delle poche volte in cui, vedendomi da fuori, mi sono detta- sono io, sono proprio così (ancora grazie, signora artista)
Le mie angosce e i miei malesseri sono noiosissimi- come quelli di buona parte della gente;"La strada" di Mc Carthy invece è decisamente un libro horror e mi sta facendo paurissima.

martedì 28 ottobre 2008

Parlez- Moi De La Pluie

Mi pare un miracolo dormire quattro notti di fila senza cacciarmi dieci gocce di Xanax in gola e mangiare senza torcermi dal mal di pancia- eppure è successo e sono stata bene per tanti motivi. Perché faceva un freddo da inverno e dunque, avevo la giustificazione per non far nulla se non leggere e andare al cinema e ingurgitare meravigliosi cioccolatini caloricissimi. Perché alla fine quell'atmosfera lacustre e brumosa non mi dispiace nemmeno un po', perché il film di Agnès Jaoui è intelligente e tenero e ben scritto e recitato e non sono uscita incazzata dall'ultimo Woody Allen- che anzi, mi è sembrato il meno peggio degli ultimi anni (Home invece fa veramente schifo e mi domando perché la mia adorata Isabelle Huppert ultimamente faccia questi film vuoti e inconcludenti). Perché ho letto un libro impalpabile e strambo che mi ha smosso qualcosa nell'animo- anche se non so dire cosa. Perché Leonard Cohen ha cantato "The partisan" e "Famous blue raincoat", che sono due tra le mie canzoni preferite e il concerto è stato splendido ed emozionante. Perché ho prenotato l'albergo per Parigi e il solo pensiero di quella città mi ubriaca di gioia e di emozione. Perché lì, passato il confine, ogni cosa sembra così quieta da far dimenticare tutto il resto.
[adesso qui a Milano piove tantissimo e quand'è così un po' mi piace un po' mi deprime. Mi sento un po' malinconica e lontana da tutto, anche se ho tante cose belle in programma per i prossimi giorni. Diamo la colpa al buio che arriva troppo presto, a queste strade lucide di acqua e semideserte perché uno proprio non ha voglia di stare in giro. Alle incertezze del futuro, alla partenza prossima che mi pare troppo lontana, a quel che lascio qui e che mi mancherà tantissimo, alla mia incapacità di sentire- come se a un certo punto fossi diventata una pietra. O di pietra, chi lo sa]

domenica 14 settembre 2008

Cronache dalla Sala (Panoramica di Venezia e Locarno/2)

Finisce questa settimana- e io vorrei ancora giornate così: che mi sveglio e mi catapulto in sala e mi perdo nel buio e perdo il conto delle ore e mi dimentico di mangiare e penso tanto a quel che ho visto. Alla storia assurda e divertentissima di Burn after reading (e solo i Coen possono farmi piacere Brad Pitt) e a quella commovente e agrodolce di una sgangherata squadra di pallamano cingalese. Mi domando cosa sia andata a toccare la cronaca di una gelosia che aumenta piano e diventa patologia (secondo me uno dei film migliori della settimana) e pure perché abbiano dato il Leone a un film veramente qualunque, lontano dall'idea di cinema come arte- lontanissimo da quel che piace a me, anche. Mi commuovono l'umanità di un piccolo documentario da cui qui si dovrebbe imparare qualcosa (e che si dovrebbe andare a vedere), la tenerezza con cui viene raccontata un'adolescente dalla vita non semplice e i tormenti di quelli che la società non accetta- in Iran, ma anche altrove. Mi annoiano certi film che sfilacciano storie potenzialmente interessanti, quelli che vorrebbero raccontare la vita e invece falliscono arrotolandosi su se stessi (sprecando Londra, l'ebraismo e un'attrice bellissima), un tema da cortometraggio stiracchiato per un un'ora e mezza.
Mi emozionano sempre- le luci che si spengono.

(un saluto pieno di tristezza a chi- oggi- ha deciso di andarsene)

mercoledì 10 settembre 2008

Cronache dalla Sala (Panoramica di Venezia e Locarno1)

Mi sveglio lunedì mattina già emozionata e scopro che davanti all'Anteo alle 10 c'è la coda per vedere il film di Marco Bechis- su cui non avevo grandi aspettative e invece è misurato e commovente nel raccontare una storia di ordinaria sopraffazione. E sempre lunedì faccio la mia prima fuga- per noia e piattezza e scarso interesse per quel che sto vedendo; spero di risollevarmi con il vincitore del Pardo d'oro e invece anche qui- una bolla di tedio, una storia che vorrebbe essere *forte* e originale e invece fa solo sbadigliare. Il secondo giorno, a sorpresa, comincia bene con Marco Pontecorvo che racconta la storia (vera) del clown Miloud che aiuta i bambini di strada a Bucarest- senza quasi sbavature o melodrammi. Poi invece- sbaglio clamorosamente titolo e "la rivelazione di Locarno" si rivela una palla inconcludente e frusta sul disagio (all'altezza del titolo pretenzioso). Il terzo giorno mi pare un miracolo perché "Below sea level"- pur non essendo un capolavoro e soffrendo di qualche lungaggine- è un documentario interessante e pure commovente e "Il pranzo di Ferragosto", sebbene non meriti tutte le lodi che gli hanno attribuito è quantomeno grazioso e con un paio di momenti divertenti.
(e in mezzo: camminare, incontrare gente, scoprire una Milano rilassata e allegra in orari bislacchi, chiacchierare con Elisabetta, cibo giapponese buonissimo, amiche, weekend in arrivo)

lunedì 1 settembre 2008

Ritorno

Primo settembre e ogni cosa ricomincia; dopo il viaggio che passa in un lampo- le finestre tutte aperte, la spesa per riempire il frigo, il bucato. Le telefonate con le amiche per sentire voci care dopo tutto questo tempo, riorganizzare la vita a un ritmo che dopo due mesi sento lontano. Mille cose da fare- di lavoro, di piacere; facce da guardare di nuovo, altre parole da ascoltare. Lo spazio tutto per me che mi sono abituata ancora una volta al tempo mio; il temporale di ieri notte che ha interrotto giorni di sole. Finalmente Gomorra- e mai mi sarei aspettata di non annoiarmi e anzi, mi è piaciuto; un film che mi ha messo addosso il buonumore e che mi ha fatto sentire come la sua protagonista Poppy (senza Londra e senza tutti quegli stracci colorati addosso).
Ho finito "La montagna incantata" ed è stato come risvegliarsi bruscamente da un sogno- e forse l'incanto non era nel sanatorio di Davos ma tra le pagine del libro.
A volte è semplice e bello- tornare.

lunedì 16 giugno 2008

Cronache dalla Sala

Non mi dispiace mica che sembri inverno- tanto non devo andare al mare né in piscina. E' il tempo perfetto per il cinema, per entrare e uscire dalle sale: film che fanno tanto ridere, pur trattando argomenti tristi, film come solo i francesi sanno fare (giuste dosi di dolcezza e cinismo, attori eccezionali, dialoghi impeccabili). Film giustamente premiati con una Palma d'oro meritatissima- per l'umanità, il realismo, la spietatezza; film banali e sconclusionati- che pare di vedere cento volte la stessa storia poco interessante. Film d'animazione senza grazia che mi fanno scappare dalla sala dopo mezz'ora; film talmente ridicoli che entreranno nella mia personale storia del cinema per la loro bruttezza pretenziosa (la scena della pazza che si dimena con la camicia di forza è da antologia). Oggi si chiude con i miei amati Dardenne, sperando che almeno loro non si siano corrotti o manierati e mi mancheranno le maratone cinematografiche, le stesse facce a ogni proiezione, i commenti, i confronti.
E' stato bello così- senza pensar troppo, con le passeggiate fra un film e l'altro, i libri nuovi a metà prezzo, la stanchezza e questo tempo uggioso che ho imparato ad amare.

venerdì 13 giugno 2008

Cinema Mon Amour

Mi piace tantissimo questa folla eterogenea con l'abbonamento dei film di Cannes appeso al cordino rosa che corre da un cinema all'altro, che si scambia opinioni e consigli, che prepara piani di battaglia per riuscire a vedere più roba possibile.
Mi piace, mi diverte, mi ci mischio e mi ci confondo.
In questi piccoli festival vedo un sacco di schifezze e qualche film memorabile; quest'anno c'è poco rispetto alle passate edizioni e il programma è un po' deludente. Il tema sembra essere l'adolescenza e allora ecco i diari dell'altra sera e due ore leggere leggere per passare un pomeriggio senza troppi pensieri. E poi: una storia della steppa del Kazakhstan- così strampalata non fosse altro che per la vita assurda che si conduce in quel posto incredibile, l'insopportabile ritorno alla regia del vecchio Skolimowski (voleva angosciare? commuovere? fare un film grottesco?). E il primo film davvero bello, anche se ero pronta a uscire dopo mezz'ora- visti i precedenti lavori del regista: una storia di bugie e omissioni che generano altre bugie e omissioni fino a creare un vortice da cui sarà difficilissimo uscire.
E oggi- un road movie europeo e le due ore a cui tengo di più: quelle di "Un conte de Noel" di Arnaud Desplechin, regista che adoro per i suoi film torrenziali, straparlati e intelligenti.

(Nel mezzo: passeggiate lunghissime, un paio di vestiti nuovi, ore di pace per calmare le intemperie nella testa, un temporale, incombenze domestiche. La solita, incredibile e immutabile passione per il cinema)

mercoledì 11 giugno 2008

Melancholia

Ci sono cose di me di cui non parlo- non per egoismo o paura, ma solo perché non voglio che le paure resuscitino emozioni o fantasmi. Restano silenziose anche perché non vorrei che si innescassero meccanismi sbagliati: non vorrei sembrare invadente, debole, bisognosa di compassione. Chi mi conosce almeno un po' queste cose le intuisce e sa che il mio non proclamarle nasconde meccanismi a volte aggrovigliati e non sempre condivisibili che sono le mie difese. Sono grata per i silenzi e la comprensione che non ha bisogno di parole; per la vicinanza che spesso vale più di mille proclami e mille discorsi.
Ci sono cose di cui non parlo perché mi rendono triste e però la tristezza scompare rapida- in questi giorni di film, in cui si corre da un cinema all'altro. In cui si può tranquillamente dire che Toni Servillo è il più grande attore italiano- già ne avevo il sospetto ma dopo averlo visto nei panni di Andreotti svuotato di anima e simile più a una maschera che a un uomo ne sono certa. In cui mi commuovo un po' alla prima di un piccolo film low budget finito a Cannes, davanti ad attori giovani e non professionisti e a un regista che pare quasi incredulo davanti agli applausi.
E oggi continuo, con la mia tessera ancora da sfruttare al massimo.

lunedì 5 maggio 2008

Giorni di festa

Tutte le cose che ho vissuto in questi giorni che mi passano rapide nella testa: le strade di Lambrate e quel complesso di case e gallerie in cui sono stata la sera, lle stradine del quartiere Isola, la cena all'Osteria del popolo di Ospedaletto Lodigiano e gli Offlaga in prima fila al teatro di Casalpusterlengo, la pigrizia del primo maggio e "Tutta la vita davanti" che promette bene all'inizio ma poi si sgonfia come un soufflè in un buonismo insopportabile. La spesa in macchina, i giri per una Milano semideserta, le forme curve e puntute e i colori vortice di Balla, le storie durissime dei "Racconti di Stoccolma", le vie di Brera, la campagna rigogliosa appena uscite dalla città. Scarpe rosse, una borsa arancione, pizza con farina integrale, Marilù che ha visto un fantasma, il pranzo della domenica, il sole su un prato in mezzo ai fiori e lontane dal rumore, lontane da tutto.

L'emozione di leggere "Sarinagara" e avere l'impressione di condividere con Forest il cammino attraverso il dolore; "Jane Eyre" in rilettura dopo tanti anni, ricordando un'estate di bambina, con la coperta stesa sull'erba e i grilli che facevano rumore- mentre io immaginavo le brume della campagna inglese. Giorni di festa e di quiete per ricaricare le pile in attesa di Torino, il lunedì cominciato con il profumo del basilico che il collega Paolo mi ha portato dalla Liguria, il cielo ancora incerto che non nasconde del tutto le montagne.

mercoledì 26 marzo 2008

Di Ritorno

Ho visto tanta neve che pareva Natale e un silenzio da pieno inverno, la pioggia torrenziale che sbiadiva un po' i colori di Annecy, il vento gelido al mercato del sabato. Ho visto tanti film e per la prima volta sale piene a Losanna: soprattutto Juno (che non è un capolavoro, ma ha dialoghi molto divertenti) e l'omaggio corale di Klapisch a Parigi. Ma anche il nuovo, demenziale Gondry e la cronaca di uno strampalato viaggio in India in Darjeeling Limited (e prima di partire Biutiful càuntri, che mi ha parecchio turbato e che magari si poteva distribuire un po' meglio).
Ho letto molti libri: l'indigesto nuovo Niffoi, le sconosciute di Modiano che dovrebbe pure essere in catalogo da Einaudi, un altro fumetto del mio amato Guy Delisle, questo Murakami così rilassante e inverosimile. Ho dormito, giocato con il gatto, cucinato, ascoltato musica, comprato la cioccolata buona alla cannella. Sono tornata per andare a un concerto allegro ma troppo breve e oggi è ancora una giornata tutta per me.
Mi piace questo cielo azzurro.

lunedì 17 marzo 2008

Tornare

Una settimana di corsa, sempre e ovunque- la mia piccola Roma: il centro, Prati, i Parioli, il quartiere Trieste. Il rito del sushi con Paola, il martedì sera con loro, le ore con Nadia, la cena indiana con Silvana, Betta e Mauro. La mostra tristissima e sciatta di Renoir, le due ore e mezzo di Sonetàula che passano rapide entusiasmando me e Luca (non c'è una scena di troppo, una parola superflua, un'inquadratura sbagliata. Ci sono volti stupendi che dicono più di mille discorsi, una luce che vorrei vedere più spesso, pochi sorrisi), le strade del Coppedè, il sole e la pioggia, i rumori nell'appartamento di sopra e il silenzio della strada; il mio primo Proust cominciato per caso, le notti vuote e nere, la primavera che arriva nei giardini.
Torno in contemporanea a Marilù, ci accoglie una casa in ordine e una grandinata violenta esplode dall'altra parte dei vetri. Pochi giorni di Milano, stavolta- e poi partire per tornare di nuovo.

domenica 9 marzo 2008

Domenicamattina

Una scoperta: a Milano si può mangiare una buona pizza e il posto dove ci ha portato Elena giovedì sera ne è una prova (sì, tra le varie cose su cui rompo c'è la pizza. La pizza deve essere alta al punto giusto e ben lievitata altrimenti mi viene mal di pancia; il pomodoro non deve essere acquoso e creare quell'effetto bagnato e indigesto nell'impasto, la mozzarella deve essere tosta e asciutta e non scipita- insomma, così). E, oltre al cibo, è stata una bella serata- di quelle che rigenerano.
Due regali: venerdì mattina sono andata a Palazzo Litta a vedere la mostra di Fischli & Weiss e mi sono divertita follemente. Tutte quelle cose assurde, costumi da orsacchiotto, oggetti di gomma nera, statuine, bambole imbottite di monete, scritte proiettate sui muri- in mezzo ai tendaggi, ai tessuti barocchi, agli stucchi dorati creavano un contrasto irresistibile. Una mostra grande, ben documentata, ben allestita e per giunta gratuita: bravi!
Dopo, con il nuovo numero di Internazionale in borsa, sono scappata all'Apollo per vedere il film di Alina Marazzi e tanto mi piacque il suo esordio che ne ero spaventata. Ebbene, mi sono appassionata, commossa, incantata e anche un po' arrabbiata perché tanti anni di battaglie e di lotte alla fine sono serviti a poco (quante donne ancora hanno come unica aspirazione una fede al dito! quante ancora sono discriminate- magari in modo meno eclatante che in passato- ricattate, vessate). Amo il venerdì a Milano.
Una sorpresa: il concerto degli Eels al Conservatorio, che non è stato solo quasi due ore di musica- ma anche una proiezione del documentario su una specie di genio incompreso che, guardacaso, era il padre di mr E. (vergogna e indecenza per i fischi del pubblico ignorante e becero: il film era in inglese e quella specie di mandria non capiva cosa dicessero. bravi somari).
Un riposo: il mio sabato in viaggio verso Roma, con il treno che arriva a Termini con ben cinque minuti di anticipo, la mia casa, i miei libri, il sonno profondo per recuperare la stanchezza degli ultimi giorni, questa domenica che pare estate.

lunedì 25 febbraio 2008

Monday

C'è una nebbia fitta qui- una sopresa all'uscita della metropolitana, aria umida che mi arriccia i capelli e attenta all'umore precario del lunedì mattina. E però mi porto nella borsa le cose belle del finesettimana: il film dei Coen aspettando la sala stracolma e invece eravamo in quattro gatti, la cena improvvisata da Elena (grazie!), la mostra di Baj alla fondazione Marconi e che allegria quelle damine di passamaneria e legno, quei colori e quei materiali sulle pareti bianche. E la spesa in due, le scatole di Muji, la Feltrinelli affollatissima per Pennac, la cena giapponese, le pulizie chiacchierando, il treno e la polenta, Como di pomeriggio. Il mio primo libro di McCarthy che non sarà di certo l'ultimo, i cortili pieni di piante da scoprire, il palazzo liberty bellissimo in via Malpighi, la faccia meravigliosa di Tommy Lee Jones e quella veramente inquietante di Javier Bardem in "Non è un paese per vecchi", quei paesaggi sterminati e ariosi, gli Oscar per una volta condivisibili, gli impegni della settimana. E' lunedì- ma non lo sento.

lunedì 18 febbraio 2008

Lontano

Io Basilea l'ho sempre vista col sole- e anche stavolta, all'arrivo c'era un cielo blu e quel vento gelido che arriva dai monti. Io Basilea l'ho sempre amata- e anche stavolta, con quelle strade linde andando verso Riehen, con il centro stracolmo di gente e i tram e le luci allegre. E poi c'è stata la mostra sull'Action Painting: una sala per Pollock, le tele enormi di Clyfford Still, i quadri meravigliosi del mio amato Arshile Gorky, le figurine magiche di Wols e tantissime altre cose. Le sale della permanente della Beyeler senza Rothko ma con una splendida tela di Barnett Newman e qualche Bacon mai visto. Arriviamo al Kunstmuseum poco prima dell'apertura e ci salutano i neon di Dan Flavin- e le foto di Andreas Gursky sono splendide, decisamente superiori a qualsiasi aspettativa. Enormi che ti pare di entrarci dentro per confondersi con tutte le figurine immobili eppure in movimento- così magiche da sembrare porte per un altro mondo.
Ci resta tempo per andare a vedere "Il petroliere" con un Daniel Day Lewis talmente bravo da essere spaventoso e un attore giovane e inquietante che gli tiene perfettamente testa; per mangiare bretzel e bere caffellatte in un bar bellissimo. Per prendere un treno perfetto, sabato, che ci porta a Losanna in pochissimo tempo e possiamo dedicare la nostra serata a "Sweeney Todd"- ennesima delusione di questa stagione cinematografica (a parte Helena Bonham Carter: lei è perfetta. Bellissima, adatta a quei costumi e a quel trucco, con una voce stupenda) e a una cena in un vecchio caffè. E domenica, chiudo in bellezza con la mostra di foto di Edward Steichen e le quasi quattro ore di viaggio passano rapide e sono contenta di tornare a casa- così piena e con il sorriso.

giovedì 14 febbraio 2008

Due cosine sul cinema

Mai vista una fila simile davanti all'Apollo- che di solito è semivuoto; il cassiere si stupisce quando chiediamo la seconda fila, il pubblico rumoreggia e conversa come se stesse nel salotto di casa propria. "Caos calmo" è un film bruttino tratto da un libro pretenzioso- quindi nessuna sorpresa: regia piatta, attori così così, storia impietosamente tagliata e questa famosa scena di sesso che ha indignato la Cei (evidentemente non hanno nulla di meglio da fare. Evidentemente non hanno visto Lussuria) accolta con risolini isterici e trepidazione. Ora. Io avrei preferito non vedere le chiappe di Nanni Moretti e la Ferrari fa abbastanza paura per l'improvviso allargamento simultaneo di labbra, polpacci e girovita. Ma a parte questo, è una scena inutile- perché, nel film, priva del senso che aveva nel libro e piuttosto brutta; niente di così scandaloso, niente che potrebbe scandalizzare una persona normale che non abbia passato la propria vita nel convento delle Orsoline. E però, basta così poco per riempire all'inverosimile una sala cinematografica- e i commenti a fine proiezione erano a dir poco entusiasti per un film al massimo mediocre. Lo so che non dovrei stupirmi, eppure.
(io domattina all'alba parto per Basilea e oltre alle due mostre spero di vedere il film di Tim Burton. Confido in lui per risollevare quel lieve sconforto che mi prende ogni volta che esco dal cinema sfiduciata. Buon fine settimana a tutti, nel frattempo)

mercoledì 30 gennaio 2008

Into The Wild

Due ore e venti incollata allo schermo a guardare quei cieli, quegli spazi; a desiderare quella libertà anche senza condividerne fino in fondo le motivazioni utopiche. A commuovermi per una coppia di hippies innamorati, un vecchio che forse potrebbe tornare alla vita e cerca affetto; ad ascoltare la musica meravigliosa di Eddie Vedder che è ancora più struggente accoppiata alle immagini. Due ore e venti volate- amando finalmente un film con qualche difetto eppure sentito e umano, umanissimo e pieno di luce.
(Tornare a casa con un senso di soddisfazione e il libro sulle Americane avventurose in borsa)

giovedì 24 gennaio 2008

di cinema

"La sconosciuta" di Tornatore escluso dagli Oscar fa discutere (a me no: quel film mi sembrò un'indecenza). chi avrebbe voluto vedere al suo posto "Mio fratello è figlio unico" (che, lungi dall'essere un capolavoro, era almeno guardabile e con un bravissimo Elio Germano coprotagonista) ne spiega le ragioni sul Corsera. Io mi stupisco ancora della media bassissima dei film prodotti nel nostro paese: storielle ombelicali, attori spesso scarsi, regia assente. Qualche giorno fa ho visto "Signorina Effe" di Wilma Labate: il tema sì, è molto interessante, ma c'era bisogno di usare retorica a pacchi? Di girarlo come una fiction da prima serata? C'era bisogno della coppia Timi/Solarino? E dire che non è peggiore di tanti film italiani usciti nella stagione (da "Giorni e nuvole", a "La giusta distanza" fino all'osceno "Piano, solo").
Poi vedo che fra i film nominati c'è "Lo scafandro e la farfalla" di Schnabel e mi dico che, altrove, è ancora possibile fare cinema- per fortuna. (e domani esce "Into the wild")