lunedì 30 giugno 2008

Tra Qui e Là

Ho ritrovato la pace e l'aria fresca, una volta scesa dal treno- e la luce fino a tardissimo che mi piace tanto. La spiaggia d'erba da cui il lago sembra un mare e l'aria limpidissima che faceva sembrare vicini i paesi sull'altra sponda; le montagne ancora piene di neve, i caffè, la libreria in cui cerco di contenere gli acquisti, il mercato pieno di gente e di cibo. I brividi sulle braccia di sera, il tramonto a Vevey dal balcone di Marc, un tavolo dove si parla francese, inglese, portoghese, italiano- e ci si capisce. Le ore al sole sulla seggiolina a righe colorate, i segni del costume, un cinema davvero indipendente in cui ho visto un film pessimo (purtroppo); un temporale fortissimo, la cena biologica, elenco di cose da fare a New York anche se ancora non abbiamo deciso quando partire, caffè vietnamita. Un pomeriggio a Milano a lavorare da casa, con le imposte socchiuse, e domani Roma- per quasi tutto il mese di luglio (e so che non farà così caldo- che le giornate saranno sì impietose, ma ci sono gli alberi e la brezza a sorpresa di sera e i piedi nudi sul marmo per non soffrire troppo)

mercoledì 25 giugno 2008

Prima Di Andare

Continua questa temperatura disumana, ho perso un chilo e mezzo, mi fa male un dente. E' un mese strano- perché sarò quasi sempre lontana da Milano; domani pomeriggio prenderò il treno per Losanna e da martedì a Roma. Fissa, per un po'; spostando la mia postazione lavorativa in casa o al massimo nello studio di mio padre (ricordandomi di quando sgobbavo là dentro). Sperando nel mare, nei viaggi, nella clemenza dei mesi a venire; ho molta voglia di vedere gli amici romani, prima delle vacanze. Di dormire nella mia stanza fresca, di uscire di casa e sentire il profumo degli alberi e non la puzza del cemento; e così intanto domani mi allontano da questa conca rovente, da questa città che sembra triste e soffocante e che si svuota impietosamente ogni fine settimana.
E intanto, per chi passa di qua, una delle mie canzoni preferite di sempre.

martedì 24 giugno 2008

Estate

Mi pare di essere avvolta da una bolla di calore appiccicoso e anormale: quel clima soffocante a cui non mi so abituare (il caldo di Roma è diverso: è implacabile, ma ci si può rifugiare sotto gli alberi e di sera c'è sempre quel filo di aria fresca che arriva da lontano). Pochissimi giorni di Milano e poi il lago e le montagne- e la piccola spiaggia d'erba che amo tanto e le cene sul balcone con la lampada a olio e il gatto che arriva curioso e si accoccola sui piedi nudi.
Ho respirato- in questi giorni.
(e letto libri, prenotato visite mediche, ascoltato musica, dormito nel silenzio senza la mascherina sugli occhi. Parlato pochissimo, preso sole sull'erba, pensato intensamente alle vacanze).

Ci sono persone che sono le mie isole felici e ogni volta che sono con loro è come tornare a casa.

giovedì 19 giugno 2008

(I Feel Like A) Paranoid Android

Sarà bellissimo, mi dicevo mentre bollivo sulle gradinate dell'Arena, invidiando quelli che saltellavano sul prato all'ombra- divisa da Marilù (in un altro settore) e Maggie (giù nella mischia). Sarà bellissimo, mi dicevo mentre maledivo l'organizzazione scostante e dittatoriale; e per fortuna ho incontrato qualcuno per far due chiacchiere e ho trovato un punto decente da cui si poteva vedere e non solo ascoltare. Bat for Lashes è brava, ma non rende in uno spazio così ampio; arrivano i Radiohead e il palco prende vita di luci e suoni e due ore di concerto serrato e dolce e mi tornano in mente tutte le immagini legate alle vecchie canzoni (il tetto/terrazzo di Londra da cui si vedeva la città e le ore a studiare e le strade di New York con Kid A appena uscito nelle orecchie) e la folla, i colori, il silenzio brevissimo tra un pezzo e l'altro, l'emozione.
E' stato bellissimo, ma non è stato il concerto dell'anno: magari ci sono ancora biglietti per Leonard Cohen (28 luglio a Roma, se qualcuno vuole venire, faccia sapere) e però mi rimane questa stanchezza adorabile e soddisfatta che mi porterò appresso nei giorni a venire, questo spaesamento ilare e lieve- come avere bollicine nella testa.

mercoledì 18 giugno 2008

Aftermath

E' tornato il sole- rivelando primavera e magagne di Milano (con il grigio rende di più); risparmiandoci di nuotare nel fango stasera. Spero nelle canzoni che amo e mi aspetto un gran concerto; sono felice di rivedere Margherita che viene da Roma, ho un po' sonno perché ieri sera sono stata fuori e ho rivisto una partita dopo non so più quanto tempo- se escludiamo una dei mondiali che ho fatto finta di guardare con Paola e Roberta durante una piccola vacanza al Giglio.
Poi ecco quasi un'altra settimana che finisce e tra poco partirò per la Svizzera sperando nell'estate sul lago e magari riuscirò a sistemare la disperante situazione vacanze.
Ho voglia di mare, di parlare francese, di essere lontana dalle cose che sono normalmente mie- per non sentirmi troppo isolata e spaesata quando, a tratti, devo essere nel mondo.

(un saluto discreto e commosso a uno degli ultimi grandi della letteratura italiana)

martedì 17 giugno 2008

A Immaginare Una Vita

"A immaginare una vita ce ne vuole un'altra
già pronta a disperdersi
già pronta a non restituirsi
niente a dimenticarsi anche le parole.
Sembra di scherzare a notte fonda e solitaria
sembra di avere un'età distinta da qualcos'altro
uno stormo che gira attorno gridando
un profumo impreciso di carne bruciatao un testamento o una casa da acquistare non so dove
una luce che cambia come me senza sapere
a immaginare una testa più dura
un cuore diverso
una piccola foresta più dentro
dove c'è il respiro.
Se fossi un artigiano riprenderei il lavoro
a costruire un comodino celeste
ad avere freddo di mattino vicino al ponte
a vedere i cipressi nel calore del fiume
a parlarmi come a un giovanotto" [Victor Cavallo]

(Già al mattino hanno la faccia triste e si lamentano- ma con la musica e i pensieri per me c'è il sole e la mia faccia non è come la loro. Sembra novembre eppure è quasi estate e domani sera i Radiohead e oggi mi sorride il pomeriggio e la sera e i libri e i volti amici e perfino qui- da questa finestra affacciata sulla periferia- si vedono alberi e si intuisce la pace che sarà. Allontano il pensiero del brutto film di ieri e sostituisco le chiacchiere con Marilù e Lise- si avvicina il tempo di partire per tornare e poi restare e poi chissà)

lunedì 16 giugno 2008

Cronache dalla Sala

Non mi dispiace mica che sembri inverno- tanto non devo andare al mare né in piscina. E' il tempo perfetto per il cinema, per entrare e uscire dalle sale: film che fanno tanto ridere, pur trattando argomenti tristi, film come solo i francesi sanno fare (giuste dosi di dolcezza e cinismo, attori eccezionali, dialoghi impeccabili). Film giustamente premiati con una Palma d'oro meritatissima- per l'umanità, il realismo, la spietatezza; film banali e sconclusionati- che pare di vedere cento volte la stessa storia poco interessante. Film d'animazione senza grazia che mi fanno scappare dalla sala dopo mezz'ora; film talmente ridicoli che entreranno nella mia personale storia del cinema per la loro bruttezza pretenziosa (la scena della pazza che si dimena con la camicia di forza è da antologia). Oggi si chiude con i miei amati Dardenne, sperando che almeno loro non si siano corrotti o manierati e mi mancheranno le maratone cinematografiche, le stesse facce a ogni proiezione, i commenti, i confronti.
E' stato bello così- senza pensar troppo, con le passeggiate fra un film e l'altro, i libri nuovi a metà prezzo, la stanchezza e questo tempo uggioso che ho imparato ad amare.

venerdì 13 giugno 2008

Cinema Mon Amour

Mi piace tantissimo questa folla eterogenea con l'abbonamento dei film di Cannes appeso al cordino rosa che corre da un cinema all'altro, che si scambia opinioni e consigli, che prepara piani di battaglia per riuscire a vedere più roba possibile.
Mi piace, mi diverte, mi ci mischio e mi ci confondo.
In questi piccoli festival vedo un sacco di schifezze e qualche film memorabile; quest'anno c'è poco rispetto alle passate edizioni e il programma è un po' deludente. Il tema sembra essere l'adolescenza e allora ecco i diari dell'altra sera e due ore leggere leggere per passare un pomeriggio senza troppi pensieri. E poi: una storia della steppa del Kazakhstan- così strampalata non fosse altro che per la vita assurda che si conduce in quel posto incredibile, l'insopportabile ritorno alla regia del vecchio Skolimowski (voleva angosciare? commuovere? fare un film grottesco?). E il primo film davvero bello, anche se ero pronta a uscire dopo mezz'ora- visti i precedenti lavori del regista: una storia di bugie e omissioni che generano altre bugie e omissioni fino a creare un vortice da cui sarà difficilissimo uscire.
E oggi- un road movie europeo e le due ore a cui tengo di più: quelle di "Un conte de Noel" di Arnaud Desplechin, regista che adoro per i suoi film torrenziali, straparlati e intelligenti.

(Nel mezzo: passeggiate lunghissime, un paio di vestiti nuovi, ore di pace per calmare le intemperie nella testa, un temporale, incombenze domestiche. La solita, incredibile e immutabile passione per il cinema)

mercoledì 11 giugno 2008

Melancholia

Ci sono cose di me di cui non parlo- non per egoismo o paura, ma solo perché non voglio che le paure resuscitino emozioni o fantasmi. Restano silenziose anche perché non vorrei che si innescassero meccanismi sbagliati: non vorrei sembrare invadente, debole, bisognosa di compassione. Chi mi conosce almeno un po' queste cose le intuisce e sa che il mio non proclamarle nasconde meccanismi a volte aggrovigliati e non sempre condivisibili che sono le mie difese. Sono grata per i silenzi e la comprensione che non ha bisogno di parole; per la vicinanza che spesso vale più di mille proclami e mille discorsi.
Ci sono cose di cui non parlo perché mi rendono triste e però la tristezza scompare rapida- in questi giorni di film, in cui si corre da un cinema all'altro. In cui si può tranquillamente dire che Toni Servillo è il più grande attore italiano- già ne avevo il sospetto ma dopo averlo visto nei panni di Andreotti svuotato di anima e simile più a una maschera che a un uomo ne sono certa. In cui mi commuovo un po' alla prima di un piccolo film low budget finito a Cannes, davanti ad attori giovani e non professionisti e a un regista che pare quasi incredulo davanti agli applausi.
E oggi continuo, con la mia tessera ancora da sfruttare al massimo.

domenica 8 giugno 2008

Rain

Piove ed è come avere un concerto in casa- di gocce sulle foglie e sugli alberi- e allo stesso tempo un silenzio irreale come se qui intorno non ci fosse nessuno. Piove, ma l'aria continua a profumare di fiori e verde (e mi manca tantissimo questo odore quando sono a Milano) e forse questo è l'unico segnale dell'estate che si avvicina. Sono giorni altalenanti, in cui la città a momenti è solito delirio di folla e altri in cui è insolitamente deserta; corro di qua e di là, vestita a strati e con l'ombrello in borsa per affrontare i mutamenti climatici. Cammino: giù per via Veneto per andare a vedere un film che, inaspettatamente, mi ha angosciato moltissimo (a parte il tripudio di scarpe/borse/abiti) e poi per le strade del centro con Nadia a disquisire di letteratura e cose frivole. Metto a posto la casa, ritagliandomi non so come, un altro scaffale per i libri e scoprendo una meraviglia ipercalorica che arriva direttamente dalla Sicilia. Perdo tempo seduta al solito bar con Fabrizio davanti a un caffè americano e poi mi ritrovo in mezzo alla calca del centro a chiacchierare con Paolo- ridendo tantissimo e benedicendo i miei amici maschi che spesso sono più lucidi e netti delle donne. Che spesso sento più vicini al mio modo di pensare, meno contorti e privi di quell'ipocrisia lieve e fastidiosa. Mi dedico a cose fondamentali come: parrucchiere, scarpe nuove, biancheria intima; parlo al telefono con le amiche mentre mi metto lo smalto, perdo un sacco di tempo a decidere i vestiti per la serata.
Mi godo la mia piccola Roma fatta di pochi quartieri.
Osservo i cambiamenti a San Lorenzo e ripenso a com'era quando ho cominciato l'università e ci andavo di giorno a comprare i cd da Disfunzioni musicali e di sera per postacci fricchettoni che non esistono più. Scopro strade minuscole di villette e giardini e uno spazio bellissimo dove c'è uno spettacolo tratto dai racconti di Dorothy Parker; passo momenti di amicizia e gioia.
Amo questa mia casa che assomiglia a me.

PS E, finalmente, si cambia musica

martedì 3 giugno 2008

Giorni Felici

Tante cose davanti agli occhi che si mescolano senza sovrapporsi mai: le foto di Avedon al Forma, in cui le facce sono vive e il bianco e nero è più splendente dei colori; la cena con le amiche e il viaggio in treno che dura tantissimo e rischiamo anche di perdere la coincidenza. Le sfumature di cielo e terra che sono lontani anni luce da quelli della città; Perugia di mattina e gli affreschi di Giotto che mi lasciano senza fiato anche se li avrò visti cento volte. La cappella Baglioni finalmente da vicino per cercare di carpirne tutti i particolari, i fiori nei vicoli, le ore al sole, il sonno, il silenzio, le due ore di concerto meraviglioso sotto al palco- in cui ho cantato, ballato, mi sono divertita. La pioggia sugli alberi, i libri da leggere, i dvd; Roma blindata e strozzata da traffico, deviazioni, schieramenti di polizia e misure di sicurezza. Roma da cui vanno via le nuvole ed esplode l'estate; Roma piena di turisti, di folla. La cena con loro al solito posto e penso: sono a casa; il profumo dei fiori mentre fumo sul terrazzo ascoltando la pace tanto sognata di questa casa che mi somiglia, il pensiero allegrissimo della giornata di domani e di questi momenti in cui non esistono brutti pensieri.