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mercoledì 8 aprile 2009

Cose Che Ho Fatto a Milano (In Una Settimana O Poco Più)

Riprendere possesso della casetta, fare un brunch al California Bakery; perdere tempo, leggere, dormire. Camminare tantissimo sotto la pioggia; spedizioni al Libraccio, aperitivo e chiacchiere, un pomeriggio di shopping con Elisabetta, pranzo giapponese, cena buffa con la Lise (quanto mi manca la Lise!). Tre concerti in una settimana, rivedere Silvia anche se per poco tempo, mettere lo smalto nero sulle mani, ballare fino a notte fonda in un locale affollato, assistere alla morte definitiva della lavatrice e strizzare il bucato a mano. Litigare, riconciliarmi, scoprire che anche lì sono sbocciati i fiori, prendere il caffè con Ele, evitare la metropolitana, rimandare il ritorno varie volte, cambiare programma. Ora sono a casa, un po' spaventata dai terremoti e sollevata perché ogni cosa sembra al suo posto; a Roma pare definitivamente primavera- che è la stagione che amo e detesto di più perché mi si scatenano una serie di malanni.
C'è il sole e il ciclamino sul balcone è risorto.

il sole oggi è il mio psichiatra

"vuole curarmi, mi vuole analizzare
vuole donarmi la consapevolezza.

se ne frega che la luce che risplende
è per me una tigre che mi assale.
se i suoi raggi sono un elettroshock
e mi fanno crepare di tristezza.

se la sua oltraggiosa bellezza
è soltanto una tremenda penitenza
una iena alle calcagna per spolpare
le ossa fragili di questa mia esistenza" [francesca genti, poesie d'amore per ragazze kamikaze]

martedì 2 dicembre 2008

Intermezzo

E' strano ritrovarsi così- a Milano in vacanza, senza sentire l'avvicinamento del Natale. Rimandando pensieri cupi in favore di pensieri luminosi.
Con le amiche da salutare perché si torna a Roma (non definitivamente), i pacchetti da preparare- e vengono fuori sempre un po' bitorzoluti anche se contengono cose lineari. Leggendo meno, scrivendo quasi nulla, desiderando le mostre di Magritte e Burri; avendo chiuso le pendenze lavorative e riportato le mie poche cose dall'ufficio.
E' strano ritrovarsi così- un po' contenta e un po' confusa, con il telefono che squilla di notte e no, domani sera non mi sembra necessario andare a sentire i Gotan Project. E quest'aria contenta che non mi abbandona, senza troppi motivi, poi, per una volta.

lunedì 3 novembre 2008

Lunedì

Tutta quest'acqua che non sembra finire mai- e l'aria densa di umidità che fa dolere le ossa.
Tutti questi passi quando non si capisce se sia festa o meno- e il 31 poca gente in giro sotto il diluvio e il riscaldamento acceso per la prima volta e il rumore delle gocce di notte.
Tutte queste scarpe buffe alla mostra di Ferragamo- che a me e Lise viene voglia di provarle e tutta la delusione di scoprire che un ristorante buonissimo ha chiuso (ma passare comunque una bella serata a parlare e sfogliare libri).
Tutta la gioia di aspettare Elisa sabato mattina e passare due giorni felici in giro per la città a condividere un po' del tempo nonostante i chilometri che ci dividono normalmente. Prendere il caffè in quattro, sfidare la folla di corso Buenos Aires, scegliere stradine silenziose per il ritorno, fermarci in una libreria piccola che sembra una libreria e non un supermercato. Uscire la sera per tornare presto e passare una parte della domenica mattina fra le foto di Bettina Rheims e la città assopita (non credo sia una brutta mostra- anzi, alcune opere mi sono piaciute molto. Solo che quando si vuole scandalizzare senza troppa sottigliezza, spesso si riesce solo ad annoiare chi dovrebbe strabuzzare gli occhi e restare turbato).
Camminare ancora molto con Silvia e Matteo alla ricerca di un bar che sembra non esistere- Milano può essere davvero deserta e spettrale, tornare a casa che è quasi tardi, ritrovare Marilù tornata da New York e poi ecco un'altra settimana da riempire. Di bellezza, attese, speranze, libri, volti.

martedì 14 ottobre 2008

In Between (Days)

Mi piace questa foschia di sera- che a Roma è rarissima e a Milano normale. Mi piace tornare qui e riprendere la vita così diversa da quella laggiù; tra poco lascerò il lavoro (devo solo consegnare la lettera di dimissioni) e poi ci saranno giorni un po' difficili- ma non è questo il momento per pensarci.
Adesso ho questi giorni di nord- con il cielo velato, gli amici che mi sono mancati, il concerto dei Calexico sabato sera e questa meraviglia (per me) imperdibile giovedì. Con Marilù che ha passato l'orale da avvocato e dunque, siamo tornate in due in casa; con i sushi, gli aperitivi, le passeggiate con Elisabetta, il cinema. Con i ricordi bellissimi dei giorni appena passati, mentre guardo la foto di me e Paola sabato sera- poco prima di una cena allegra durata fino a tardi; con le camminate, le notti a chiacchierare con Manuela recuperando il tempo che abbiamo perduto, con il pranzo della domenica con Betta, le telefonate lunghissime. Pensando davvero che, in qualche modo, ho creato dei legami- qui e lì e li sento ugualmente forti, a prescindere dalla città; e questi legami sono ora, per me, la cosa più importante e che mi regala l'energia per ricominciare sempre e non dimenticare che bisogna sempre, in qualche modo, tentare di vivere.

domenica 21 settembre 2008

Autunno

La meraviglia della città da scoprire- e da mostrare come fosse una cosa mia di cui vado orgogliosa. La cena con le amiche e venerdì mattina alla pinacoteca di Brera a guardare Mantegna, Bellini, Piero della Francesca e Raffaello; le strade, i libri, le foto di Weegee e la bellezza di Palazzo della Ragione. La sera avendo intorno persone a cui voglio molto bene, chiacchierare fino a tardi, ricevere un quadro in regalo; la Rotonda e i collage bellissimi e intensi di Marca- Relli (con Lise che ci accompagna). Far scoprire Milano e scoprire insieme una meraviglia seminascosta- e io in estasi nella stanza dei Sironi; le strade bellissime dietro corso Venezia, il Quarto stato, libri introvabili trovati per caso, l'Arco della pace impacchettato, la cena indiana. E Roma- di domenica e d'autunno, con le foglie che vanno giù e l'aria fredda. Roma immobile e sorniona di domenica pomeriggio, la casa da mettere in ordine e una lunga telefonata inaspettata. E io che mischio sorrisi e malinconie e una strana felicità scoppiettante che non vuole ancora uscire fuori- ma sento che c'è e mi basta.

giovedì 18 settembre 2008

These Days

Mi basta poco, adesso. Questi giorni così- in attesa di qualcosa che non so; questi giorni così- sospesi, in cui sfioro appena paure e malinconie. In cui sto molto in casa a leggere, scrivere e pensare- e ricevo telefonate degli amici lontani che mi mancano terribilmente. E credo che mi piacerebbe continuare ad avere una vita divisa fra Roma e Milano- per non perdere nessuna delle persone a cui voglio bene. In cui esco e una lunga passeggiata con Elisabetta mi pare un lusso che posso ripetere spesso; in cui vado al cinema alle tre (ricascando ancora nella curiosità per l'orribile film di Avati- piatto, sciatto, banale, squallido, girato come una fiction televisiva. Che annoia quando vorrebbe commuovere, irrita troppo spesso, annoia), in cui esco a cena con Marilù quando nessuna di noi due ha voglia di cucinare.
Saranno giorni belli: di mostre, cene con amici, un posto che mi è piaciuto tanto in cui sono contenta di tornare, di far conoscere questa città a chi l'ha vista sempre troppo di corsa. E poi di nuovo, dopo due mesi, la mia casa e quella casa dell'anima che sono le persone lontane che per un periodo tornano vicine (e le paure e le malinconie- si allontanano)

domenica 7 settembre 2008

Cronachetta

In questi giorni in cui sembra andare tutto veloce.
Camminare per Milano (ri)scoprendo come orrore e bellezza si susseguano rapidamente- tornare a casa con le gambe un po' stanche e la borsa pesante. Ridere molto in ufficio, nonostante il lavoro- ma a volte sa essere divertente, il mio lavoro. Dedicarmi a me stessa e le ore passano in un battibaleno ed è già sabato- aspetto Elisa sotto a una cappa di calore e a un cielo incerto. Ci regaliamo un pomeriggio con Lise, le opere pop di Robert Indiana, il caffè buono, gli ombretti colorati, le ballerine di Porselli che accarezzano i piedi e sembrano regalare grazia. La sera a mangiare indiano, camminare ancora un po', chiacchierare tantissimo, tornare a casa e dormire subito. La domenica mattina incerta, evitando le folle del centro, Brera e i Buddha splendidi di Shinjo Ito a Palazzo Crivelli- salutarsi sapendo di rivedersi prestissimo. Il cielo azzurro, il vento fresco e la luce che sfolgora senza accecare- la città che respira. Il concerto di Antony la prossima settimana e tutto il resto del tempo (o quasi) dedicato ai film di Venezia.
Tutto lo spazio, tutto il tempo.

giovedì 4 settembre 2008

Settembre

E Milano è tornata alla normalità- e io pure. Mi piace il vento fresco che arriva all'improvviso, leggere sul divano, l'idea dei film di Venezia che cominciano lunedì (e: tessere da ritirare e orari da sincronizzare). Uscire a mangiare la pizza girando in macchina con i finestrini aperti, vedere Lise dopo mesi- finalmente!, ricevere una maglietta bellissima e un piccolo quaderno pieno di colori. Camminare per Milano, aspettando Elisa che arriva sabato, fare una pausa al lavoro fumando una sigaretta con Veronica. E la mostra di Robert Indiana, quella di Wee Gee, i Buddha di Shinjo Ito- tutto da vedere, ancora; i vestiti per la nuova stagione, l'autunno che mi piace sempre più, i libri che ricominciano a uscire. Settembre tanto diverso dagli altri settembre della mia vita.

mercoledì 25 giugno 2008

Prima Di Andare

Continua questa temperatura disumana, ho perso un chilo e mezzo, mi fa male un dente. E' un mese strano- perché sarò quasi sempre lontana da Milano; domani pomeriggio prenderò il treno per Losanna e da martedì a Roma. Fissa, per un po'; spostando la mia postazione lavorativa in casa o al massimo nello studio di mio padre (ricordandomi di quando sgobbavo là dentro). Sperando nel mare, nei viaggi, nella clemenza dei mesi a venire; ho molta voglia di vedere gli amici romani, prima delle vacanze. Di dormire nella mia stanza fresca, di uscire di casa e sentire il profumo degli alberi e non la puzza del cemento; e così intanto domani mi allontano da questa conca rovente, da questa città che sembra triste e soffocante e che si svuota impietosamente ogni fine settimana.
E intanto, per chi passa di qua, una delle mie canzoni preferite di sempre.

martedì 24 giugno 2008

Estate

Mi pare di essere avvolta da una bolla di calore appiccicoso e anormale: quel clima soffocante a cui non mi so abituare (il caldo di Roma è diverso: è implacabile, ma ci si può rifugiare sotto gli alberi e di sera c'è sempre quel filo di aria fresca che arriva da lontano). Pochissimi giorni di Milano e poi il lago e le montagne- e la piccola spiaggia d'erba che amo tanto e le cene sul balcone con la lampada a olio e il gatto che arriva curioso e si accoccola sui piedi nudi.
Ho respirato- in questi giorni.
(e letto libri, prenotato visite mediche, ascoltato musica, dormito nel silenzio senza la mascherina sugli occhi. Parlato pochissimo, preso sole sull'erba, pensato intensamente alle vacanze).

Ci sono persone che sono le mie isole felici e ogni volta che sono con loro è come tornare a casa.

giovedì 15 maggio 2008

Minima

Ho ancora mal di schiena ma mi sento meglio- e ho tanta voglia di camminare per la città nonostante tutte le scarpe che mi piagano i piedi. Ieri guardavo i palazzi intorno alla Fondazione Prada, tutti belli, curati, con i fiori sui balconi- e le strade tranquille nella passeggiata con Lise dopo aver visto la mostra di Nathalie Djurberg (ho riso per quell'allestimento un po' incubo e un po' bosco delle fiabe, per quei video buffi e crudeli)- e mi dicevo che questa è la Milano che mi piace. Che odora di erba e di città, in cui è facilissimo incontrare persone per caso, in cui non si sente nessun tipo di minaccia. Poi ci sono le sere così, con le persone care- in cui basta poco per stare bene e quella stanchezza bella quando torno a casa; e il pensiero delle foto di Avedon stasera e il treno domani e questa settimana per staccare da tutto anche se tornare a volte mi è difficile per motivi impossibili da spiegare (e questi giorni in cui un po' piango e un po' rido e un po' respiro e un po' sto in apnea e oscillo come un pendolo in attesa di chissà che cosa- di quello che non voglio sapere ma solo vivere)

martedì 6 maggio 2008

Compleanno

Guardo il calendario e mi accorgo che è poco più di un anno che sono qui a Milano. Sono stati dodici mesi strani- orribili e molto belli; in cui ho imparato vie nuove e quartieri prima ignoti. In cui ho capito che mi piace camminare su queste strade piane e guardare fuori dal finestrino dei tram; e spostarsi da una parte all'altra della città è possibile senza metterci ore e senza prendere la macchina. In cui sì, mi mancano alberi e giardini, il mare vicino e pure il clima più dolce, ma non tante altre cose; e quando mi chiedono: "Ma come fai a stare lì?", li guardo perplessa e cerco di spiegare che io a Milano sto bene. Perché se un po' ti piace l'arte contemporanea, qui ci sono tante cose da vedere; perché i negozi sono più belli che a Roma. Perché è una città piccola eppure dà l'impressione di essere enorme e non soffoca mai; perché mi piace fare lunghe passeggiate con Damiano e andare alle mostre con Lise. Perché ci sono un sacco di concerti; perché ho scoperto- con grande stupore- che sono ancora capace di dividere uno spazio con qualcuno e sono contenta quando torno a casa e c'è Marilù. Perché mi piace l'idea di avere Elisabetta vicina e non a seicento chilometri di distanza; perché qui la gente è più aperta e socievole (magari non tutta, ma buona parte di quella che ho conosciuto). Perché ho una Feltrinelli e una Mondadori a un passo da casa e perché c'è il Libraccio; perché con tre ore e mezza di treno sono in Svizzera da Dejan- perché, anche, le case editrici che interessano a me sono quasi tutte qui e chissà che un giorno...

lunedì 21 aprile 2008

Fuorisalone

Cose viste in questi giorni: installazioni fantasiose nel cortile della Statale, bagni tradizionali giapponesi, i meravigliosi vasi pupazzo che ci hanno fatto tanto ridere, foreste fantastiche di feltro e sedie colorate, poltrone patchwork, buffi oggetti e simpatici designer belgi e olandesi, percorsi di caffè (con tanto di aerosol e degustazioni), spazi industriali temporaneamente trasformati in piccoli musei, soffitti affrescati e giardini segreti, allestimenti in cristallo e tappeti. L'allestimento di Pistoletto alla Loggia dei Mercanti e le foto di Witkin e Saudek al Pac (scandalose? no, raramente belle, a volte gratuite e noiose, troppo spesso già viste).
Milano a metà tra Woodstock (gente ovunque, gruppi di persone allungate per terra, babele di voci straniere) e una grande mostra quasi a cielo aperto, pioggia intermittente, cene giapponesi con amici, spesa, caccia di libri al Libraccio, ore in casa, il compleanno di Lise, camminate chilometriche- io e Marilù in modalita "vogliamo vedere tutto, andare dappertutto", negozietti da esplorare, tre giorni volati in un lampo.

giovedì 3 aprile 2008

Spring

Ieri guardavo fuori dal finestrino del tram- il vento che spazzava via le nuvole grigie svelando l'azzurro, Corso Magenta con i marciapiedi stretti, piazza Cordusio che si apre alla fine di via Meravigli e pensavo: quant'è diverso qui! Dalla bellezza sfacciata e sotto gli occhi di tutti a cui sono abituata- dieci passi per arrivare al parco e avere Roma davanti agli occhi. Le chiese, le cupole, i palazzi vecchi che lasciano intuire affreschi e soffitti a cassettoni dietro i vetri spesso aperti. Le strade piene di alberi e fiori alla portata di tutti, portoni spalancati verso giardini; strati di storia a ogni passo, vicoli pieni di sorprese per chi sa allontanarsi dalla via principale, labirinti.
Milano è discreta e bisogna andare a cercare i suoi angoli; è una città piccina e lineare- che non mostra i suoi lati più belli ma troppo spesso mette in evidenza le sue brutture. Una città di giardini nascosti, di strade silenziose, di quartieri ancora da scoprire; ieri sera- prima di andare a vedere questo spettacolo (che mi ha molto divertita e anzi, se vi capita, andatelo a vedere!) passeggiavamo per via Savona che si prepara alla settimana del salone e c'erano angoli davvero pieni di grazia ed eleganza. E prima, le colonne di San Lorenzo e piazza Vetra senza le folle, i Navigli ancora vivibili e quel vento insolito che abbassava la temperatura e un libro a metà prezzo e sto bene qui e adesso vorrei non andare via, fermarmi e conoscere ancora un po' questa città.

lunedì 31 marzo 2008

(Like a) Wandering Star

Venerdì sera, nonostante la folla che riempiva ogni angolo dell'Alcatraz, l'aria condizionata andava fortissimo e ho sentito tutto il concerto degli Editors con la sciarpa intorno al collo (tante canzoni, una bella voce- ma erano proprio necessario scimmiottare così tanto Ian Curtis? E la cover di "Lullaby" era imbarazzante). Sabato invece, alla mostra di Sironi, c'era pochissima gente e si potevano guardare i paesaggi urbani, le composizioni e le rocce con calma. Io amo molto quello sguardo che aveva sulla città. Sabato era bello andare a pranzo insieme, chiacchierare, fare una passeggiata con il sole tiepido; andare al cinema a vedere "Onora il padre e la madre"- gran film annunciato. Tornare a casa, cucinare, guardare vecchi video su YouTube (ti ricordi questo? e quest'altro?), decidere di andare a sentire anche Nick Cave, dormire prestissimo.
Domenica mattina a Milano con il sole- per me che sono abituata, a Roma, a dormire fino a tardi e al massimo andare al parco sotto casa. I negozi con poca gente, le magliette colorate per questo inizio di primavera, la Feltrinelli deserta; il pranzo a casa, i libri da leggere, Paola che arriva per il concerto. L'Alcatraz, di nuovo e ancora stracolmo, le luci che si spengono e i Portishead sul palco a riportarci indietro di dieci anni; un'ora e mezzo di musica, ricordi, versioni strane e canzoni nuove. Noi tre un po' emozionate, pensieri belli, il biglietto finito in mezzo alle pagine del quaderno viola.

mercoledì 27 febbraio 2008

Città

Mi piace stare qui, uscire la mattina e camminare fino a piazza Buonarroti, guardare dentro alla casa di riposo per musicisti, incrociare poche persone e sbirciare nei portoni. A Milano ci sono un sacco di piccoli giardini- ma bisogna un po' andarseli a cercare: stare con gli occhi vigili e i sensi all'erta, sapersi perdere un po' perché tanto è semplice ritrovarsi. La città è piccola e io imparo pian piano a conoscerla; mi piace il liberty sparso qua e là, che si mischia con i palazzi austeri e squadrati. Mi piacciono i giardini di Palestro e l'ingresso del Sempione dietro all'Arco della Pace. Mi piace passeggiare per questa città piana, così diversa dalle salite e discese a cui sono abituata; mi piace perché è un posto di sorprese- di brutture che lasciano senza fiato e di angoli stupendi tutti da conquistare. Mi piacciono i due palazzoni di Piazza Piemonte- che fanno la guardia su viale Washington, mi piace guardare le terrazze e i giardini sospesi. Mi piace andare alla libreria Cortina e sbirciare l'ingresso della Statale, mi piacciono le strade intorno a Porta Romana; mi piacciono le zone lussuose, perché non le trovo pacchiane. Mi piacciono le case di ringhiera, le stradine dell'Isola e i fiori sui balconcini di Brera. Mi piace poco tutto il cemento- per me che sono abituata ad avere alberi intorno e polline ovunque; detesto l'aria molto più schifosa di quella di Roma- che mi fa lacrimare gli occhi e pizzicare il naso. Mi annichilisce lo squallore di certi quartieri nemmeno troppo periferici, il fatto che non ci siano zone a traffico limitato, le troppe brutte facce che vedo in giro, questa orribile zona in cui lavoro. A Milano si cammina molto più piano che a Roma, c'è una quantità assurda di sputi sui marciapiede e ho imparato a stare attenta quando torno a casa la sera (forse ero una perfetta incosciente- ma non mi sono mai posta il problema del pericolo. Qui sì)

lunedì 25 febbraio 2008

Monday

C'è una nebbia fitta qui- una sopresa all'uscita della metropolitana, aria umida che mi arriccia i capelli e attenta all'umore precario del lunedì mattina. E però mi porto nella borsa le cose belle del finesettimana: il film dei Coen aspettando la sala stracolma e invece eravamo in quattro gatti, la cena improvvisata da Elena (grazie!), la mostra di Baj alla fondazione Marconi e che allegria quelle damine di passamaneria e legno, quei colori e quei materiali sulle pareti bianche. E la spesa in due, le scatole di Muji, la Feltrinelli affollatissima per Pennac, la cena giapponese, le pulizie chiacchierando, il treno e la polenta, Como di pomeriggio. Il mio primo libro di McCarthy che non sarà di certo l'ultimo, i cortili pieni di piante da scoprire, il palazzo liberty bellissimo in via Malpighi, la faccia meravigliosa di Tommy Lee Jones e quella veramente inquietante di Javier Bardem in "Non è un paese per vecchi", quei paesaggi sterminati e ariosi, gli Oscar per una volta condivisibili, gli impegni della settimana. E' lunedì- ma non lo sento.

lunedì 11 febbraio 2008

Ritorno

Strano chiudere tutte le finestre e controllare il gas e lo scaldabagno, lasciare le istruzioni per la signora che verrà a pulire, guardare tutti i libri che rimarranno abbandonati. Salutare il portiere che ogni volta mi domanda stupito: Ma come, riparte ancora? Ormai, quattro ore e mezza di treno sono diventate come un tragitto in autobus un po'più lungo- e però stavolta penso con rammarico che stanno già fiorendo tutti gli alberi e mi perderò quei pochi, magici giorni in cui la strada sembra avvolta da una nuvola rosa e il primo sole sulle panchine del parco guardando Roma dall'alto. Ho passato momenti molto belli-di vicinanza con le persone care, di pomeriggi a passeggiare per il rione Monti, del mio ristorante giapponese preferito a via Ostiense. Di ore con me stessa, sul mio divano a leggere; di idee per abbellire casa (quando tornerò, se avrò ancora voglia e due soldi da parte), di avventure notturne e locali che non conosco perché hanno appena aperto. Qui Marilù ha fatto una piccola e miracolosa rivoluzione- ed è solo l'inizio; qui ho qualche seccatura che spero di risolvere presto e in maniera indolore. Qui si sta qualche giorno e poi si riparte, per tornare e fermarsi e andare via di nuovo; non mi lagno, non mi annoio.

giovedì 31 gennaio 2008

Milano

Forse perché è il primo inverno qui- ma mi intenerisce la nebbia di sera e questo tempo grigio. Milano è bella con i colori tenui, mentre Roma diventa triste e un po' decadente quando non c'è il sole. Ieri sera osservavamo una folla insolita nelle strade intorno a Porta Romana: barboni, studenti, modelle e fighetti; alcune strade deserte e noi tre amiche a parlare di cose sciocche e serie. Al mattino osservo le facce della gente in metropolitana: quasi tutti con quegli orrendi giornali gratuiti, molti libri brutti, qualche perla (chissà chi è la ragazza che ha sempre degli enormi Adelphi e che scende a Bonola come me). Molte facce tristi, arrabbiate, sfiduciate; mi sento diversa- con il mio cappellino viola, la copertina rosa del libro e le cuffie bianche dell'Ipod che manda musica insolitamente allegra.
Domani si torna a casa.

martedì 29 gennaio 2008

Ieri e Oggi

Ieri c'era questa luce bella che faceva risplendere le cupole dei due palazzi enormi di Piazza Piemonte e nella Feltrinelli c'era silenzio e una poltrona libera su cui leggiucchiare in pace. Ieri ho passato la sera tornando bambina in compagnia di "Le streghe" di Roald Dahl: ridendo e commuovendomi un po' e facendo la faccia schifata alla descrizione di quelle donne orribili che donne non sono.
Oggi aspetto di uscire per andare a vedere "Into the wild"; oggi amo questo cielo grigio, le email con Nadia per decidere cosa fare a Roma e invece scriverci mille altre cose, la quiete delle bozze da correggere.
Stamattina- petali di rosa gialli e arancioni sul marciapiede di via Sanzio.