Mi pare un miracolo dormire quattro notti di fila senza cacciarmi dieci gocce di Xanax in gola e mangiare senza torcermi dal mal di pancia- eppure è successo e sono stata bene per tanti motivi. Perché faceva un freddo da inverno e dunque, avevo la giustificazione per non far nulla se non leggere e andare al cinema e ingurgitare meravigliosi cioccolatini caloricissimi. Perché alla fine quell'atmosfera lacustre e brumosa non mi dispiace nemmeno un po', perché il film di Agnès Jaoui è intelligente e tenero e ben scritto e recitato e non sono uscita incazzata dall'ultimo Woody Allen- che anzi, mi è sembrato il meno peggio degli ultimi anni (Home invece fa veramente schifo e mi domando perché la mia adorata Isabelle Huppert ultimamente faccia questi film vuoti e inconcludenti). Perché ho letto un libro impalpabile e strambo che mi ha smosso qualcosa nell'animo- anche se non so dire cosa. Perché Leonard Cohen ha cantato "The partisan" e "Famous blue raincoat", che sono due tra le mie canzoni preferite e il concerto è stato splendido ed emozionante. Perché ho prenotato l'albergo per Parigi e il solo pensiero di quella città mi ubriaca di gioia e di emozione. Perché lì, passato il confine, ogni cosa sembra così quieta da far dimenticare tutto il resto.
[adesso qui a Milano piove tantissimo e quand'è così un po' mi piace un po' mi deprime. Mi sento un po' malinconica e lontana da tutto, anche se ho tante cose belle in programma per i prossimi giorni. Diamo la colpa al buio che arriva troppo presto, a queste strade lucide di acqua e semideserte perché uno proprio non ha voglia di stare in giro. Alle incertezze del futuro, alla partenza prossima che mi pare troppo lontana, a quel che lascio qui e che mi mancherà tantissimo, alla mia incapacità di sentire- come se a un certo punto fossi diventata una pietra. O di pietra, chi lo sa]
martedì 28 ottobre 2008
mercoledì 22 ottobre 2008
Reverse Order
Non ho molto da fare- tranne farmi i cavoli miei, che comprendono varie cose: leggere, ascoltare musica, dormire fino a quando mi va, cucinare le verdure che ho nel frigo. Passare giornate cazzone in giro per Milano con le amiche a mangiare i dolci del California Bakery, fare foto sceme, ascoltarle parlare; canticchiare le canzoni degli Abba mentre guardo "Mamma mia!" al primo spettacolo. Andare in Feltrinelli con Veronica e stufarci subito della folla, di Capossela che arriva in ritardo e snocciola banalità, di un essere talmente importuno da sembrare irreale; fuggire, chiacchierare, mangiare la pizza, ridere.
Poi ci sono i momenti in cui ogni cosa sembra insostenibilmente triste e mi viene mal di pancia; quando mi sveglio la notte con la sensazione che le pareti mi soffochino. Quando mi manca- ogni cosa tranne quelle che ho a portata di mano e allora le immagini, le parole, i suoni perdono un po' della loro importanza e il mondo sembra un deserto di paure e desolazioni.
Quei momenti in cui non voglio vedere nessuno, sentire nessuno- in cui sono pronta a graffiare ognuno che si avvicina; quei momenti che poi pian piano si dissolvono e diventano ricordi sfocati perché desidero essere altrove- non intrappolata lì e non li so e non li voglio dire.
[io intanto domani vedrò un'amica che vive lontana e sono tanto contenta- e venerdì prenderò il treno per la Svizzera per un weekend di pace e concerto di Leonard Cohen. Speriamo che tutti i fantasmi stiano lontani]
Poi ci sono i momenti in cui ogni cosa sembra insostenibilmente triste e mi viene mal di pancia; quando mi sveglio la notte con la sensazione che le pareti mi soffochino. Quando mi manca- ogni cosa tranne quelle che ho a portata di mano e allora le immagini, le parole, i suoni perdono un po' della loro importanza e il mondo sembra un deserto di paure e desolazioni.
Quei momenti in cui non voglio vedere nessuno, sentire nessuno- in cui sono pronta a graffiare ognuno che si avvicina; quei momenti che poi pian piano si dissolvono e diventano ricordi sfocati perché desidero essere altrove- non intrappolata lì e non li so e non li voglio dire.
[io intanto domani vedrò un'amica che vive lontana e sono tanto contenta- e venerdì prenderò il treno per la Svizzera per un weekend di pace e concerto di Leonard Cohen. Speriamo che tutti i fantasmi stiano lontani]
domenica 19 ottobre 2008
Appunti Di Gioia (Precaria)
Parlo con poche persone di quel che succede in certi momenti: del dolore, della vita che non sarà più com'era una volta, delle paure nascoste. Cerco di non rendere tutto questo il centro della mia vita, ma di relegarlo al margine- di concentrarmi sulla bellezza e sulla comprensione in cui inciampo quasi quotidianamente.
Penso alle parole di Serena Vitale su Mandel'stam, alle sue poesie che mi tornano in testa, ai versi che so a memoria- e mi sarebbe piaciuto che quella serata fosse durata di più. Cammino tanto con Marilù: ci riprendiamo Milano, lei dopo tanto tempo, io per convincermi che non sto lasciandola definitivamente- perché non si abbandona del tutto il posto in cui si lascia un pezzo di sé. Passeggiate frivole, per sgranchire le gambe, caffè pomeridiani godendoci l'ultimo sole con Ele; passeggiate magiche in mezzo alle fiabe di seta dei foulard di Hermès, passeggiate rapide verso un'agognata cena cinese o per il Rolling Stone- per ascoltare e ballare la musica travolgente dei Calexico. Guardo fuori dal finestrino del treno, domenica mattina, le prime foschie che velano il cielo e il lago di Como, penso alla sera fuori e mi dico che è bello vivere così- senza preventivare nulla, aspettando qualsiasi cosa senza pregiudizi (o quasi), vorticando senza nausearmi.
Stasera, senza niente di certo, sono tornata a casa con un libro regalato e qualcosa che assomiglia alla serenità. E in momenti così- certe paure e certi dolori sembrano tanto lontani.
Penso alle parole di Serena Vitale su Mandel'stam, alle sue poesie che mi tornano in testa, ai versi che so a memoria- e mi sarebbe piaciuto che quella serata fosse durata di più. Cammino tanto con Marilù: ci riprendiamo Milano, lei dopo tanto tempo, io per convincermi che non sto lasciandola definitivamente- perché non si abbandona del tutto il posto in cui si lascia un pezzo di sé. Passeggiate frivole, per sgranchire le gambe, caffè pomeridiani godendoci l'ultimo sole con Ele; passeggiate magiche in mezzo alle fiabe di seta dei foulard di Hermès, passeggiate rapide verso un'agognata cena cinese o per il Rolling Stone- per ascoltare e ballare la musica travolgente dei Calexico. Guardo fuori dal finestrino del treno, domenica mattina, le prime foschie che velano il cielo e il lago di Como, penso alla sera fuori e mi dico che è bello vivere così- senza preventivare nulla, aspettando qualsiasi cosa senza pregiudizi (o quasi), vorticando senza nausearmi.
Stasera, senza niente di certo, sono tornata a casa con un libro regalato e qualcosa che assomiglia alla serenità. E in momenti così- certe paure e certi dolori sembrano tanto lontani.
martedì 14 ottobre 2008
In Between (Days)
Mi piace questa foschia di sera- che a Roma è rarissima e a Milano normale. Mi piace tornare qui e riprendere la vita così diversa da quella laggiù; tra poco lascerò il lavoro (devo solo consegnare la lettera di dimissioni) e poi ci saranno giorni un po' difficili- ma non è questo il momento per pensarci.
Adesso ho questi giorni di nord- con il cielo velato, gli amici che mi sono mancati, il concerto dei Calexico sabato sera e questa meraviglia (per me) imperdibile giovedì. Con Marilù che ha passato l'orale da avvocato e dunque, siamo tornate in due in casa; con i sushi, gli aperitivi, le passeggiate con Elisabetta, il cinema. Con i ricordi bellissimi dei giorni appena passati, mentre guardo la foto di me e Paola sabato sera- poco prima di una cena allegra durata fino a tardi; con le camminate, le notti a chiacchierare con Manuela recuperando il tempo che abbiamo perduto, con il pranzo della domenica con Betta, le telefonate lunghissime. Pensando davvero che, in qualche modo, ho creato dei legami- qui e lì e li sento ugualmente forti, a prescindere dalla città; e questi legami sono ora, per me, la cosa più importante e che mi regala l'energia per ricominciare sempre e non dimenticare che bisogna sempre, in qualche modo, tentare di vivere.
Adesso ho questi giorni di nord- con il cielo velato, gli amici che mi sono mancati, il concerto dei Calexico sabato sera e questa meraviglia (per me) imperdibile giovedì. Con Marilù che ha passato l'orale da avvocato e dunque, siamo tornate in due in casa; con i sushi, gli aperitivi, le passeggiate con Elisabetta, il cinema. Con i ricordi bellissimi dei giorni appena passati, mentre guardo la foto di me e Paola sabato sera- poco prima di una cena allegra durata fino a tardi; con le camminate, le notti a chiacchierare con Manuela recuperando il tempo che abbiamo perduto, con il pranzo della domenica con Betta, le telefonate lunghissime. Pensando davvero che, in qualche modo, ho creato dei legami- qui e lì e li sento ugualmente forti, a prescindere dalla città; e questi legami sono ora, per me, la cosa più importante e che mi regala l'energia per ricominciare sempre e non dimenticare che bisogna sempre, in qualche modo, tentare di vivere.
domenica 5 ottobre 2008
Autumn Leaves
Potrei dire che ho sonno- che vado a dormire tardi senza puntare la sveglia, pensando che essere liberi è pure questo. Ma poi apro gli occhi sempre alla solita ora o perché le foglie fanno rumore o perché quello stupido uccello ha deciso di cinguettare proprio qui.
Ogni tanto piove fortissimo e uno non sa proprio dove ripararsi.
Ogni tanto fa freddissimo e uno non sa proprio come coprirsi.
Questo autunno mi ha fatto un regalo inaspettato e prezioso- riportandomi per caso qualcosa che pensavo di aver perso per sempre (è un regalo spigoloso, da trattare con attenzione e in due cerchiamo di non sciuparlo).
Ci sono momenti in cui mi pare di stare in guerra e poi, all'improvviso arriva la pace.
(in una trattoria della Garbatella, chiacchierando a San Lorenzo, zigzagando per via del Boschetto massacrata da lavori stradali infiniti).
Sono sempre io, in un certo senso. Con le mie solite amiche, che sono ogni volta una scoperta, con i libri, le cose che mi piacciono e quelle che vorrei fare- e il pensiero di quel che sarà non è più una fitta dolorosa alla bocca dello stomaco, ma un lampo colorato.
Non condannarsi, non svendersi, non accontentarsi, non buttarsi giù.
Ogni tanto piove fortissimo e uno non sa proprio dove ripararsi.
Ogni tanto fa freddissimo e uno non sa proprio come coprirsi.
Questo autunno mi ha fatto un regalo inaspettato e prezioso- riportandomi per caso qualcosa che pensavo di aver perso per sempre (è un regalo spigoloso, da trattare con attenzione e in due cerchiamo di non sciuparlo).
Ci sono momenti in cui mi pare di stare in guerra e poi, all'improvviso arriva la pace.
(in una trattoria della Garbatella, chiacchierando a San Lorenzo, zigzagando per via del Boschetto massacrata da lavori stradali infiniti).
Sono sempre io, in un certo senso. Con le mie solite amiche, che sono ogni volta una scoperta, con i libri, le cose che mi piacciono e quelle che vorrei fare- e il pensiero di quel che sarà non è più una fitta dolorosa alla bocca dello stomaco, ma un lampo colorato.
Non condannarsi, non svendersi, non accontentarsi, non buttarsi giù.
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