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mercoledì 3 dicembre 2008

Butterfly

Tra le tele meravigliose di Burri (che ogni volta sono un'emozione nuova) nella Triennale deserta e bianchissima, il sole arrivato all'improvviso, le frasi fulminee che intervallano i quadri di Magritte (non sempre all'altezza delle aspettative), i palazzi liberty- quest'attesa allegra.
Le ore che spero passino rapide e io che confondo le righe.
Una gioia effimera- che credevo di non conoscere più.

lunedì 3 novembre 2008

Lunedì

Tutta quest'acqua che non sembra finire mai- e l'aria densa di umidità che fa dolere le ossa.
Tutti questi passi quando non si capisce se sia festa o meno- e il 31 poca gente in giro sotto il diluvio e il riscaldamento acceso per la prima volta e il rumore delle gocce di notte.
Tutte queste scarpe buffe alla mostra di Ferragamo- che a me e Lise viene voglia di provarle e tutta la delusione di scoprire che un ristorante buonissimo ha chiuso (ma passare comunque una bella serata a parlare e sfogliare libri).
Tutta la gioia di aspettare Elisa sabato mattina e passare due giorni felici in giro per la città a condividere un po' del tempo nonostante i chilometri che ci dividono normalmente. Prendere il caffè in quattro, sfidare la folla di corso Buenos Aires, scegliere stradine silenziose per il ritorno, fermarci in una libreria piccola che sembra una libreria e non un supermercato. Uscire la sera per tornare presto e passare una parte della domenica mattina fra le foto di Bettina Rheims e la città assopita (non credo sia una brutta mostra- anzi, alcune opere mi sono piaciute molto. Solo che quando si vuole scandalizzare senza troppa sottigliezza, spesso si riesce solo ad annoiare chi dovrebbe strabuzzare gli occhi e restare turbato).
Camminare ancora molto con Silvia e Matteo alla ricerca di un bar che sembra non esistere- Milano può essere davvero deserta e spettrale, tornare a casa che è quasi tardi, ritrovare Marilù tornata da New York e poi ecco un'altra settimana da riempire. Di bellezza, attese, speranze, libri, volti.

martedì 29 luglio 2008

Lost In Music

Il concerto che mai avrei sperato di sentire è cominciato alle nove in punto- nella Cavea dell'Auditorium stracolma di gente. E lì, per tre ore, mi sono persa nella musica di un vecchio signore canadese- magro e distinto, in completo tre pezzi e cappello.
Impeccabile, emozionante, bravissimo.
Un vero artista, una notte memorabile.

[queste le canzoni che ho ascoltato, ricordato cantato: Dance me to the end of love/ The future/Ain't no cure for love/ Bird on the wire/ Everybody knows/ In my secret life/ Who by fire/ Hey, that's no way to say goodbye/ Anthem/ Tower of song/ Suzanne/ The gypsy's wife/ Boogie street/ Hallelujah/ I'm your man/ Democracy/ Take This Waltz/ So long, Marianne/ First we take Manhattan/ Sisters of mercy/ If it be your will/ Closing time/ I tried to leave you]

giovedì 19 giugno 2008

(I Feel Like A) Paranoid Android

Sarà bellissimo, mi dicevo mentre bollivo sulle gradinate dell'Arena, invidiando quelli che saltellavano sul prato all'ombra- divisa da Marilù (in un altro settore) e Maggie (giù nella mischia). Sarà bellissimo, mi dicevo mentre maledivo l'organizzazione scostante e dittatoriale; e per fortuna ho incontrato qualcuno per far due chiacchiere e ho trovato un punto decente da cui si poteva vedere e non solo ascoltare. Bat for Lashes è brava, ma non rende in uno spazio così ampio; arrivano i Radiohead e il palco prende vita di luci e suoni e due ore di concerto serrato e dolce e mi tornano in mente tutte le immagini legate alle vecchie canzoni (il tetto/terrazzo di Londra da cui si vedeva la città e le ore a studiare e le strade di New York con Kid A appena uscito nelle orecchie) e la folla, i colori, il silenzio brevissimo tra un pezzo e l'altro, l'emozione.
E' stato bellissimo, ma non è stato il concerto dell'anno: magari ci sono ancora biglietti per Leonard Cohen (28 luglio a Roma, se qualcuno vuole venire, faccia sapere) e però mi rimane questa stanchezza adorabile e soddisfatta che mi porterò appresso nei giorni a venire, questo spaesamento ilare e lieve- come avere bollicine nella testa.

martedì 3 giugno 2008

Giorni Felici

Tante cose davanti agli occhi che si mescolano senza sovrapporsi mai: le foto di Avedon al Forma, in cui le facce sono vive e il bianco e nero è più splendente dei colori; la cena con le amiche e il viaggio in treno che dura tantissimo e rischiamo anche di perdere la coincidenza. Le sfumature di cielo e terra che sono lontani anni luce da quelli della città; Perugia di mattina e gli affreschi di Giotto che mi lasciano senza fiato anche se li avrò visti cento volte. La cappella Baglioni finalmente da vicino per cercare di carpirne tutti i particolari, i fiori nei vicoli, le ore al sole, il sonno, il silenzio, le due ore di concerto meraviglioso sotto al palco- in cui ho cantato, ballato, mi sono divertita. La pioggia sugli alberi, i libri da leggere, i dvd; Roma blindata e strozzata da traffico, deviazioni, schieramenti di polizia e misure di sicurezza. Roma da cui vanno via le nuvole ed esplode l'estate; Roma piena di turisti, di folla. La cena con loro al solito posto e penso: sono a casa; il profumo dei fiori mentre fumo sul terrazzo ascoltando la pace tanto sognata di questa casa che mi somiglia, il pensiero allegrissimo della giornata di domani e di questi momenti in cui non esistono brutti pensieri.

giovedì 15 maggio 2008

Minima

Ho ancora mal di schiena ma mi sento meglio- e ho tanta voglia di camminare per la città nonostante tutte le scarpe che mi piagano i piedi. Ieri guardavo i palazzi intorno alla Fondazione Prada, tutti belli, curati, con i fiori sui balconi- e le strade tranquille nella passeggiata con Lise dopo aver visto la mostra di Nathalie Djurberg (ho riso per quell'allestimento un po' incubo e un po' bosco delle fiabe, per quei video buffi e crudeli)- e mi dicevo che questa è la Milano che mi piace. Che odora di erba e di città, in cui è facilissimo incontrare persone per caso, in cui non si sente nessun tipo di minaccia. Poi ci sono le sere così, con le persone care- in cui basta poco per stare bene e quella stanchezza bella quando torno a casa; e il pensiero delle foto di Avedon stasera e il treno domani e questa settimana per staccare da tutto anche se tornare a volte mi è difficile per motivi impossibili da spiegare (e questi giorni in cui un po' piango e un po' rido e un po' respiro e un po' sto in apnea e oscillo come un pendolo in attesa di chissà che cosa- di quello che non voglio sapere ma solo vivere)

mercoledì 14 maggio 2008

Farewell


Ciao Bob
l'arte non sarà più la stessa cosa- adesso.

lunedì 21 aprile 2008

Fuorisalone

Cose viste in questi giorni: installazioni fantasiose nel cortile della Statale, bagni tradizionali giapponesi, i meravigliosi vasi pupazzo che ci hanno fatto tanto ridere, foreste fantastiche di feltro e sedie colorate, poltrone patchwork, buffi oggetti e simpatici designer belgi e olandesi, percorsi di caffè (con tanto di aerosol e degustazioni), spazi industriali temporaneamente trasformati in piccoli musei, soffitti affrescati e giardini segreti, allestimenti in cristallo e tappeti. L'allestimento di Pistoletto alla Loggia dei Mercanti e le foto di Witkin e Saudek al Pac (scandalose? no, raramente belle, a volte gratuite e noiose, troppo spesso già viste).
Milano a metà tra Woodstock (gente ovunque, gruppi di persone allungate per terra, babele di voci straniere) e una grande mostra quasi a cielo aperto, pioggia intermittente, cene giapponesi con amici, spesa, caccia di libri al Libraccio, ore in casa, il compleanno di Lise, camminate chilometriche- io e Marilù in modalita "vogliamo vedere tutto, andare dappertutto", negozietti da esplorare, tre giorni volati in un lampo.

martedì 15 aprile 2008

domenica 9 marzo 2008

Domenicamattina

Una scoperta: a Milano si può mangiare una buona pizza e il posto dove ci ha portato Elena giovedì sera ne è una prova (sì, tra le varie cose su cui rompo c'è la pizza. La pizza deve essere alta al punto giusto e ben lievitata altrimenti mi viene mal di pancia; il pomodoro non deve essere acquoso e creare quell'effetto bagnato e indigesto nell'impasto, la mozzarella deve essere tosta e asciutta e non scipita- insomma, così). E, oltre al cibo, è stata una bella serata- di quelle che rigenerano.
Due regali: venerdì mattina sono andata a Palazzo Litta a vedere la mostra di Fischli & Weiss e mi sono divertita follemente. Tutte quelle cose assurde, costumi da orsacchiotto, oggetti di gomma nera, statuine, bambole imbottite di monete, scritte proiettate sui muri- in mezzo ai tendaggi, ai tessuti barocchi, agli stucchi dorati creavano un contrasto irresistibile. Una mostra grande, ben documentata, ben allestita e per giunta gratuita: bravi!
Dopo, con il nuovo numero di Internazionale in borsa, sono scappata all'Apollo per vedere il film di Alina Marazzi e tanto mi piacque il suo esordio che ne ero spaventata. Ebbene, mi sono appassionata, commossa, incantata e anche un po' arrabbiata perché tanti anni di battaglie e di lotte alla fine sono serviti a poco (quante donne ancora hanno come unica aspirazione una fede al dito! quante ancora sono discriminate- magari in modo meno eclatante che in passato- ricattate, vessate). Amo il venerdì a Milano.
Una sorpresa: il concerto degli Eels al Conservatorio, che non è stato solo quasi due ore di musica- ma anche una proiezione del documentario su una specie di genio incompreso che, guardacaso, era il padre di mr E. (vergogna e indecenza per i fischi del pubblico ignorante e becero: il film era in inglese e quella specie di mandria non capiva cosa dicessero. bravi somari).
Un riposo: il mio sabato in viaggio verso Roma, con il treno che arriva a Termini con ben cinque minuti di anticipo, la mia casa, i miei libri, il sonno profondo per recuperare la stanchezza degli ultimi giorni, questa domenica che pare estate.

giovedì 6 marzo 2008

Thank you, Mark

"Preferisco essere prodigo piuttosto che avaro, al punto che preferirei conferire attributi antropomorfi a una pietra piuttosto che disumanizzare la più esigua possibilità di coscienza"
(Mark Rothko, Scritti sull'arte)

(Uno dei miei artisti adorati- che mi dà le vertigini, a cui mi avvicino sempre incuriosita e intimorita. E ripenso alla grande mostra vista a Roma mesi fa, a tutto quello spazio, a tutte quelle tele enormi che contengono universi, alla prima volta dal vivo- anni fa a New York, ai colori che non so trovare altrove, ai pellegrinaggi a Basilea per guardare i grandi neri e scoprirci dentro sempre pennellate nuove e quell'emozione totalmente irrazionale che non so spiegare se non con la vertigine che mi prende al solo pensiero)

lunedì 3 marzo 2008

Rumore

C'è il sole e dentro lo Spazio Oberdan i muri bianchi riflettono la luce e gli occhi fanno fatica ad abituarsi all'oscurità di certe sale. Rumore e silenzio, bianco e nero. Non riesco a distogliere lo sguardo dai volti nel video di Adrian Paci, da quelle luci improvvise, dal susseguirsi di immagini di Bill Viola; mi incanto davanti al coyote di Joseph Beuys, mi commuovo per quelle mani che domandano, mi inquietano i fremiti del cervo davanti al lupo di Mircea Cantor. Siamo tutti acqua- ci dicono le boccette di Yoko Ono e ridono anche i re, ma non la scatola di Lara Favaretto che si è rotta e sta lì nera e muta, ma noi siamo contente. Della mostra, dei giorni belli del weekend, di questo assaggio di primavera che ci ha colto di sorpresa regalandoci un cielo perfettamente azzurro e una pace domenicale (di pranzo in casa con le finestre aperte e passeggiata tranquilla) dopo la cena di venerdì e la piccola festa di sabato.
Comincia una settimana piena- stasera si comincia con un concerto e il pensiero addolcisce il lunedì.

lunedì 18 febbraio 2008

Lontano

Io Basilea l'ho sempre vista col sole- e anche stavolta, all'arrivo c'era un cielo blu e quel vento gelido che arriva dai monti. Io Basilea l'ho sempre amata- e anche stavolta, con quelle strade linde andando verso Riehen, con il centro stracolmo di gente e i tram e le luci allegre. E poi c'è stata la mostra sull'Action Painting: una sala per Pollock, le tele enormi di Clyfford Still, i quadri meravigliosi del mio amato Arshile Gorky, le figurine magiche di Wols e tantissime altre cose. Le sale della permanente della Beyeler senza Rothko ma con una splendida tela di Barnett Newman e qualche Bacon mai visto. Arriviamo al Kunstmuseum poco prima dell'apertura e ci salutano i neon di Dan Flavin- e le foto di Andreas Gursky sono splendide, decisamente superiori a qualsiasi aspettativa. Enormi che ti pare di entrarci dentro per confondersi con tutte le figurine immobili eppure in movimento- così magiche da sembrare porte per un altro mondo.
Ci resta tempo per andare a vedere "Il petroliere" con un Daniel Day Lewis talmente bravo da essere spaventoso e un attore giovane e inquietante che gli tiene perfettamente testa; per mangiare bretzel e bere caffellatte in un bar bellissimo. Per prendere un treno perfetto, sabato, che ci porta a Losanna in pochissimo tempo e possiamo dedicare la nostra serata a "Sweeney Todd"- ennesima delusione di questa stagione cinematografica (a parte Helena Bonham Carter: lei è perfetta. Bellissima, adatta a quei costumi e a quel trucco, con una voce stupenda) e a una cena in un vecchio caffè. E domenica, chiudo in bellezza con la mostra di foto di Edward Steichen e le quasi quattro ore di viaggio passano rapide e sono contenta di tornare a casa- così piena e con il sorriso.

lunedì 28 gennaio 2008

Dopo

Dopo è difficile parlare di due giorni che sembrano molti di più; di treni puntuali e treni in leggero ritardo, di musica nelle orecchie e libro da leggere. Di un cielo azzurro sopra Bologna che non avevo mai visto prima, della Fiera che per me è un gigantesco museo; della voglia di vedere tutto, di imparare cose nuove, di entrare in ogni stand. Della pazienza di Marilù che mi sta dietro mentre sbircio, chiedo, guardo, vado come una pallina impazzita; dell'incontro con Stella che ho riconosciuto subito e che porta benissimo il rossetto rosso. Dei quadri che vorrei fissare per pomeriggi interi, delle foto storte che danno solo l'idea; delle strade per uscire dalla città e delle crescentine per cena. Di chiacchiere e sonno profondo, di Parma che mi mancava tanto- delle sue strade che conosco e che amo; del Teatro Farnese maestoso e deserto all'ora di pranzo. Della casa nuova di Paola che è bella e accogliente; del nostro pranzo e delle cose che ci diciamo- di un cielo psichedelico e di Milano che arriva subito e a me pare di aver viaggiato per giorni e giorni e invece sono solo pochi chilometri. La cosa più difficile è dire quanto stia bene- dirlo alle persone vicine e care che lo capiscono, ne sono sicura; dirlo finalmente, dopo tanto tempo.

venerdì 25 gennaio 2008

Settanta

Le copertine dei dischi in vinile, gli oggetti colorati che sembrano venire da un altro mondo, i titoli dei giornali (il primo, impresso nella mia mente di bambina: il rapimento e l'uccisione di Aldo Moro), Potere Operaio e Lotta Continua, i Sex pistols e il punk, i programmi televisivi che non mi ricordo perché non si vedeva la televisione, i fumetti di Andrea Pazienza, il cinema ancora valido- arte, denuncia e pure il cinema spazzatura, l'impegno e la politica, la stanza di icone sacre e profane, Cassius Clay che vince il titolo a Kinshasa contro George Foreman, Stairway to heaven, Fiorucci, l'austerity.
La Triennale piena di cose che abbiamo conosciuto e che sembrano lontane anni luce; di cose che tornano dalla memoria lontana e nascosta e rivivere anni che assomigliano a ere geologiche remote. La considerazione, ovvia e banale, della corsa del tempo e di quanto il mondo sia cambiato negli ultimi anni; una bella mostra, un po' commovente e un po' emozionante- non troppo impegnativa, questo sì.
E domani, a Bologna per Artefiera.